di Francesco Mastrobattista
La primavera si avvicina e con essa le elezioni comunali fondane. Gli animi già fibrillano di curiosità e i chiacchiericci di paese si alimentano sempre di più. La domanda univoca che ci si pone è: chi sarà l’uomo, o la donna, capace di raccogliere l’eredità amministrativa della città?
A dominare lo scacchiere politico della città è Forza Italia fin dal 2000, che insieme alle sue liste civiche ha raggiunto il culmine nel 2015 con un Salvatore De Meo stravincente al 69,39%. Nell’ultima tornata elettorale del 2020 il partito, sotto la regia attenta del Senatore Fazzone, è riuscito ad avere ancora una volta la meglio al ballottaggio con la candidatura di Beniamino Maschietto, battendo per un soffio l’ex Forza Italia Luigi Parisella, in quell’occasione presentatosi in autonomia contro i suoi vecchi “compagni” di battaglia.
Le formazioni politiche per le prossime amministrative fondane sembrano ancora più complesse delle precedenti. Gli interrogativi sono molteplici: dalla divisione del centrodestra alla persistente assenza di un nome ufficiale per tutti gli schieramenti. Come già accennato, a Fondi è ormai risaputo che le dinamiche interne alla maggioranza sono ben orchestrate dal Senatore Fazzone, ma non bisogna sottovalutare il correntismo interno al partito e alle liste affini.
Tra le preferenze del Senatore erano spuntati alcuni nomi come quello del Presidente del Consiglio ed ex FdI Giulio Mastrobattista, che sembrerebbe però essersi defilato.
Si ipotizza che non avesse l’appoggio della base forzista, che starebbe puntando i piedi per un candidato proprio e non un indipendente. A tal proposito l’Assessore e vicesindaco Vincenzo Carnevale sgomita per ottenere il tanto ambito ruolo di candidato sindaco, pur negando. Ma non è l’unico. Tra i nomi che si sono vociferati spunta anche quello del Dottor Claudio Spagnardi, il quale nega a sua volta la possibile candidatura.
Dopotutto vale sempre la regola del Cardinale, dettata da una certa tradizione diplomatica, umiltà cristiana e soprattutto dal vecchio proverbio: “Chi entra Papa esce Cardinale”. Una personalità che ha interessato quasi l’intera classe politica fondana, in particolare la maggioranza, è quella di Lino Conti, uomo di Coldiretti.
Una figura esterna che avrebbe dato una maggiore aura di trasversalità, ma che sembra aver gentilmente declinato l’offerta. In tutto questo marasma si inizia a pensare ad un possibile “Maschietto Bis”, pur restando una scelta fuori dai canoni di Forza Italia, poiché espressione della lista civica Litorale e Sviluppo Fondano. Una cosa sarà certa: la decisione finale dovrà passare per il Senatore, ma con non poche polemiche interne dei suoi.
Sul fronte opposizione le cose si complicano. A metà dicembre 2025, sul giornale di Alessio Porcu, si era parlato di una possibile convergenza tra Fratelli d’Italia e Lega sulla figura dell’ex Assessore Pierluigi Avallone, poi presumibilmente arenata per problemi con i vertici di FdI. Analisi che tuttavia non è stata confermata dai membri fondani del partito della Meloni.
Se dovesse essere candidato Beniamino Maschietto, è più probabile che la Lega possa riproporre l’ex sindaco Luigi Parisella: l’unico che nel 2020 è riuscito, dopo anni, a portare la coalizione forzista al ballottaggio (grazie anche agli altri candidati sindaco in corsa), salvo poi perdere. In alternativa il Carroccio potrebbe presentare un piano B con la candidatura del consigliere Franco Cardinale, già candidato a sindaco nell’ormai lontano 2010 come indipendente.
La domanda più piccante rimane: Fratelli d’Italia, che è primo partito a livello nazionale, appoggerebbe un candidato leghista? Eppure i meloniani locali sembrano i più disorganizzati sullo scenario politico cittadino. Verrebbe da pensare alla possibile candidatura di Marcucci o Vocella, ma entrambi sembrano non predisposti a fare questo passo.
Tra l’altro non è una novità che il secondo abbia avuto più di qualche ambizione nell’entrare in maggioranza senza risultati. Al momento si possono fare solo supposizioni, ma l’unità dell’area centro-destra è un qualcosa di sempre più lontano e probabilmente il primo a non volerla è proprio lo stesso Fazzone, che si attiene al motto “squadra che vince non si cambia”.
Il Senatore non avrebbe nessuna intenzione di spartire la sua torta con altri partiti e crearsi possibili future battaglie intestine nella maggioranza. Sicuramente il verdetto finale sull’unità di centro-destra si avrà dopo le provinciali del 15 marzo. L’On. Trancassini, coordinatore regionale di FdI, ha bocciato senza appello l’asse tra Forza Italia e PD, considerato un accordo “di comodo” nato da equilibri di palazzo. L’obiettivo, secondo Trancassini, deve essere l’unità del centro-destra.
Tornando alla realtà fondana, parliamo anche delle forze minori di opposizione. Ai tavoli di incontro di Fratelli d’Italia e Lega siede costantemente Francesco Ciccone, consigliere indipendente di Fondi Vera. Che si possa unire anche lui ad un possibile accordo tra i due partiti di destra? Non sarebbe una novità, visto il suo passato in contenitori identitari, ma è più probabile l’ipotesi che corra in solitaria.
Rimane fuori dai giochi la sinistra, che sembrerebbe voler candidare il consigliere uscente Salvatore Venditti. Il PD fondano, ridotto ai minimi termini, ha subito un forte declino dai tempi della professoressa Paparello ad oggi e, per questioni puramente ideologiche, si isola dal resto della minoranza. L’unica possibilità per la sinistra di raccogliere qualche voto in più sarebbe un accordo con Enesio Iudicone, neo consigliere, subentrato da poco a Franco Cardinale. Iudicone, eletto in un contesto civico, è però tesserato con Azione di Calenda, motivo per il quale potrebbe aprire un dialogo con Venditti.
In questo scenario di attese e smentite, il popolo fondano aspetta con trepidante attesa l’Habemus Papam del Senatore, che come da prassi annuncerà il suo candidato nelle radio locali. Sullo sfondo resta l’egemonia di Forza Italia e un’opposizione di centro-destra (FdI e Lega) che sembra prigioniera di stalli dovuti ad accordi calati dall’alto, di veti incrociati e di una certa difficoltà a fare sintesi. Il rischio, per chiunque sfidi la “corazzata Fazzone“, è quello di arrivare all’appuntamento elettorale con troppe teste e nessuna direzione chiara.
