Sembra una cronaca degli anni di piombo e invece è successo nel 2026 a Lione. Un ragazzo di 23 anni, Quintin, è stato accerchiato e picchiato a morte da un gruppo di antifà. Lo hanno accerchiato, assalito, buttato a terra e preso a calci per aver difeso alcune ragazze di destra impegnate in un sit in.

Jacques-Elie Favrot, uno dei leader della Giovane Guardia, assistente parlamentare e amico intimo di Raphaël Arnault, è stato identificato come uno dei killer del giovane Quentin, attivista cattolico ventenne, venuto a proteggere il collettivo Nemesis.
Quentin era un giovane di 23 anni che ha difeso la libertà di parola di alcune ragazze contro la deriva islamista e comunista.
È stato aggredito a Lione durante una protesta pacifica del collettivo femminista identitario Némésis, che aveva uno striscione con lo slogan “Fuori gli islamo-sinistrosi dalle nostre università”.
L’aggressione è stata commessa da un gruppo di antifascisti, che ha preso a calci Quentin D. e lo ha fatto cadere a terra, provocandogli una commozione cerebrale. Quentin D. è morto in un letto d’ospedale dopo essere stato dichiarato in stato di morte cerebrale, come Sergio Ramelli che fu ucciso 50 anni fa. Per gli stessi motivi. L’omicidio contro la libertà di pensiero e di parola. No. Non chiamateli “Fascisti rossi”. Sarebbe un ossimoro fuorviante e incomprensibile.
Era uno studente di 23 anni, di destra, che non ha mai fatto male a nessuno. Anzi, cercava di proteggere delle ragazze che appartenevano a un gruppo femminista di nome Nemesis.
Quentin è stato aggredito dalla Giovane Guardia Antifascista. Un’organizzazione di sinistra messa fuori legge per la sua pericolosità. Ma il cui portavoce Cem Yoldas, pochi giorni fa, ha sottoscritto un appello affinché si compiano in tutta Europa delle “azioni concrete” per fermare la destra.
Quell’appello è stato sottoscritto da due eurodeputati italiani: Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Questo è ciò che succede oggi, a distanza di 50 anni dalla barbara uccisione di Ramelli.
