L’intervista a Pasquale Del Prete che i prossimi 7 e 8 giugno lo vedrnno impegnato nel ballottaggio per la poltrona di Primo Cittadino di Frattamaggiore.
- La comunicazione in politica, dicono, sia fondamentale. Oggi ancor di più con l’avvento dei social che sembrano oramai spopolare. Lei crede ancora che sia necessario l’approfondimento delle tematiche politico amministrative o basta uno slogan ben piazzato tipo “Rinnovamento” per convincere l’elettorato ancora incerto?
- La comunicazione conta, certo. Ma viene dopo. Prima vengono le idee, le priorità e la capacità di trasformarle in risultati. Uno slogan si scrive in dieci minuti. Le faccio un esempio concreto. In questi giorni non sto distribuendo promesse: sto presentando ai cittadini un programma operativo per i primi cento giorni di amministrazione. Una decisione alla volta, un tema al giorno, alla luce del sole. Chi legge può verificare, controllare, giudicare. Questo significa entrare nel merito delle questioni, non limitarsi alla pubblicità. C’è poi un’altra differenza che credo i cittadini abbiano colto molto bene. C’è chi costruisce una campagna sulle proposte e chi la costruisce sugli avversari. In questi mesi ho visto soprattutto attacchi, polemiche, accuse e una narrazione in cui tutti sarebbero responsabili di tutto e loro gli unici depositari della verità. Ma denigrare un avversario non sistema una strada, non apre un asilo nido, non migliora un servizio, non illumina un quartiere. Una parola ben scelta può conquistare attenzione per un giorno. Governare una città significa occuparsene concretamente. E credo che i cittadini di Frattamaggiore sappiano distinguere molto bene chi parla da chi lavora, chi attacca da chi propone e chi ha una visione da chi ha soltanto uno slogan.
- Il suo competitor col quale si misurerà al ballottaggio i prossimi 7 e 8 giugno, il Dr. Luigi Del Prete, durante tutta la campagna elettorale ha sempre evitato il confronto diretto in pubblico. Secondo lei, si tratta di pura strategia, di timore di non poter reggere il confronto o qualcun altro potrebbe aver deciso per lui?
- Sul confronto pubblico le dico una cosa semplice: io ci sono. Sono disponibile a confrontarmi davanti ai cittadini, su qualunque tema riguardi Frattamaggiore, le scuole, la manutenzione, la sicurezza dei quartieri, il bilancio. Quando e dove si organizza un confronto serio, io mi presento. Per me il confronto pubblico è il sale della democrazia. Chi chiede il voto ha il dovere di mettersi in piazza, rispondere alle domande, guardare in faccia l’avversario e spiegare le proprie idee. E qui sta il punto. Una cosa è attaccare sui social, dove parli da solo, scegli tu i temi, decidi cosa pubblicare e cosa ignorare, e nessuno può risponderti sul momento. Un’altra è sederti davanti alla città, sapendo che dall’altra parte c’è qualcuno che può replicare, contestare un’affermazione, chiederti conto di un’accusa, riportare la discussione sui fatti. Sui social si costruisce una narrazione. In un confronto vero emergono le idee, la preparazione, la credibilità di ciascuno, e si vede subito chi ha la verità dalla propria e chi no. Io a quel tavolo mi sono seduto, e ci tornerei domani mattina. Le rispondo adesso come ho sempre fatto: a viso aperto, con nome e cognome, su ogni domanda, anche su quelle scomode. Per me essere un buon amministratore significa questo: esserci, metterci la faccia, dire le cose e poi risponderne. Sul perché qualcun altro faccia scelte diverse non mi pronuncio ulteriormente. Non tocca a me spiegare le decisioni degli altri. Dico solo che, quando chiedi ai cittadini di affidarti il governo della città, confrontarsi in pubblico dovrebbe essere la normalità, non l’eccezione. La mia disponibilità c’è stata ieri, c’è oggi e ci sarà fino all’ultimo giorno. Poi saranno i cittadini a trarre le proprie conclusioni.
- I suoi avversari l’accusano di guidare una nomenclatura vecchia ed avvezza ad un sistema clientelare, che gestirebbe di fatto il potere oramai da molti anni. Come ritiene rispondere a queste accuse?
- Trovo singolare una cosa. Per mesi mi hanno descritto come il simbolo di tutto quello che andava superato. L’esperienza, in politica, non può essere un difetto solo quando riguarda una parte. E i numeri, alla fine, parlano da soli: la “liberazione”, la discontinuità che hanno promesso per mesi gli elettori non l’hanno riconosciuta. Il voto ha raccontato una storia diversa da quella della loro campagna. Io ho oltre vent’anni di lavoro amministrativo a Frattamaggiore e non lo nascondo. Ne sono orgoglioso. Perché amministrare una città significa conoscere i problemi prima di prometterne la soluzione. Significa sapere dove sono le risorse, come si tiene un bilancio, come si trasforma un’idea in un’opera o in un servizio. Questo non si improvvisa. Si impara facendolo, per anni. Le etichette non mi interessano e non interessano ai cittadini. Interessano i fatti. Chiedo di essere giudicato per quello che ho fatto, per come mi sono comportato in tutti questi anni e per quello che sono in grado di realizzare dal primo giorno.
- Il fenomeno che vede un candidato raccogliere la bellezza di quasi 1.800 preferenze, record assoluto all’ombra della Canapina, senza che questi abbia mai fatto politica attiva, ma che ha sempre ricoperto un ruolo, per così dire, di secondo piano, e che durante le ultime regionali, la sua forza elettorale unita al duo “Russo-Di Marzo” non era apparsa affatto così preponderante, come se lo spiega?
- Guardi, partiamo dal nome, perché qui i giri di parole non servono: lei sta parlando di Sossio Farina. Quasi 1.800 preferenze, record assoluto. Da sempre dietro le quinte, sempre negli incarichi: la presidenza del Consorzio Cimiteriale, tra tutti. E all’improvviso, il candidato più votato della città. Gli elettori si rispettano sempre. Ma un consenso che esplode in questo modo non nasce dal nulla: nasce da una rete costruita in anni di incarichi, di rapporti, di posizioni. Lo dico senza ipocrisia: certe preferenze hanno una storia, e quella storia ha nomi e ruoli ben precisi partendo dal legame, mai nascosto, con l’area di Francesco Russo. E qui c’è il vero paradosso. Chi per mesi ha gridato al “nuovo”, al “rinnovamento”, a chi andava mandato a casa, alla fine ha portato in trionfo l’uomo più apparentato di tutti. Delle due l’una: o il “nuovo” era soltanto uno slogan, oppure il suo slogan qualcuno se l’è perso per strada. Il nuovo non può essere usato solo a convenienza. Io non mi sostituisco ai cittadini: vedono, ascoltano, capiscono da soli. Il 7 e 8 giugno non si premia il più bravo a raccogliere voti: si sceglie chi sa guidare Frattamaggiore, chi la conosce realmente nella sua bellezza e nella sua complessità.
- Se verrà eletto sindaco il prossimo 9 giugno, quali saranno le priorità della nuova amministrazione nei primi canonici 100 giorni?
- I primi cento giorni saranno quelli dell’operatività. Non credo nelle promesse irrealizzabili. Credo nelle priorità e nei risultati misurabili. Per questo non le farò un elenco utopico, le dico da dove partiamo. Partiamo da ciò che una città sempre viva come Frattamaggiore necessita adesso: un piano straordinario di manutenzione per strade, marciapiedi e arredo urbano, e una programmazione pubblica degli interventi quartiere per quartiere.
Insieme a questo attiviamo l’Operatore Ecologico di Quartiere, una presenza stabile e riconoscibile sul territorio, che monitori le criticità e permetta una risposta più rapida ai problemi di tutti i giorni. Poi consegniamo alla città i nuovi asili nido e mettiamo subito in funzione le strutture sportive e gli spazi pubblici che stiamo riqualificando. Sulla sicurezza urbana e sul decoro interveniamo da subito, rafforzando il coordinamento con le forze dell’ordine e il presidio delle aree più sensibili.
C’è poi la città che si muove e la città che lavora. Avviamo il progetto delle navette elettriche per alleggerire traffico e congestione; apriamo un tavolo permanente con le attività commerciali per una regolamentazione equilibrata della movida, che tenga insieme il diritto a fare impresa, la vivibilità e il riposo dei residenti. E pensiamo ai giovani e a chi ha un’idea da realizzare: la Consulta dei Giovani e uno sportello comunale dedicato ai bandi e alle opportunità per cittadini, associazioni e imprese.
Infine, la trasparenza: un’agenda pubblica online degli interventi, perché i cittadini hanno il diritto di sapere cosa si sta facendo, dove e con quali tempi. È il modo più semplice per farsi giudicare sui fatti. L’obiettivo è uno solo: far percepire fin dal primo giorno un Comune presente, organizzato e vicino ai cittadini. Non un’amministrazione che promette, senza un reale piano, ma un’amministrazione che realizza.
