Frattamaggiore, cento giorni di governo: dalla falsa magnanimità di ieri all’OPA sul PD di oggi. Tra promesse di generosità, crisi politiche e manovre di partito, il sindaco Luigi Del Prete finisce sotto la lente di un bilancio politico impietoso.

Letto 340 volte
Condivi su

C’era una volta un consigliere comunale che, con grande enfasi, annunciava di voler devolvere la propria indennità al Telefono Azzurro. Un gesto certamente apprezzabile, ma anche presentato come esempio di sensibilità e attenzione verso i più deboli. Oggi quel consigliere è sindaco di Frattamaggiore, e viene spontaneo chiedersi: che fine ha fatto quella magnanimità?

All’epoca si trattava di circa 300 euro che nel vecchio conio equivalevano a poco meno di 600 mila lire. Oggi, con un compenso da primo cittadino che si aggira intorno ai quattromila euro mensili, non risultano analoghi annunci pubblici in tal senso.

La beneficenza non è un obbligo e può essere esercitata anche nel silenzio, ma quando un gesto viene valorizzato pubblicamente come messaggio politico, diventa legittimo interrogarsi sulla coerenza tra le scelte di ieri e quelle di oggi. Era autentica magnanimità o generosità di facciata? Politicamente conveniente solo quando costava poco? A questa domanda potrebbe rispondere soltanto il diretto interessato.

Sulla questione, anche altre testate giornalistiche hanno posto simili quesiti. Ad oggi mai sono arrivate risposte. Che brutta figura!

Ad ogni buon conto, il problema di Frattamaggiore è ben più serio di un’indennità devoluta o meno.

I primi cento giorni rappresentano il canonico lasso di tempo in cui un sindaco dimostra autonomia e visione. Qui, tra vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti della maggioranza, dimissioni e riposizionamenti continui, l’immagine che ne viene fuori è quella di una battaglia per gli equilibri di potere più che di quella di una guida politica ed amministrativa autorevole e riconoscibile.

Le vicende legate al Consorzio Cimiteriale, nelle quali risulta coinvolto anche l’ex vicesindaco poi dimessosi, avrebbero dovuto suggerire prudenza e discontinuità. Garantismo giudiziario non significa certo rinunciare alle valutazioni politiche, ma nel contempo, non è certamente edificante organizzare riunioni in tale ambito. E invece, unitamente ad altri esponenti vicini al sindaco, lo si fa, per discutere i futuri equilibri del Partito Democratico cittadino.

Se confermata, questa circostanza alimenterebbe il dubbio che le dimissioni dall’incarico istituzionale non abbiano determinato una reale discontinuità negli equilibri politici della maggioranza. Cambiano gli incarichi, ma protagonisti e centri di influenza, sembrano rimanere gli stessi.

Ed è in questo scenario che si inserisce la vicenda del Partito Democratico. In vista del congresso cittadino, previsto per il 6 e poi rinviato al 10 novembre, emergono indiscrezioni su quella che appare come una vera e propria OPA politica sul PD locale, guidata da uomini di stretta fiducia del sindaco.

Una strategia indiretta che solleva un interrogativo politico inevitabile: si vuole rafforzare il PD o usarlo per puntellare una maggioranza già in affanno?

Il PD ha una storia e una comunità che meritano rispetto, non può diventare il terreno per regolare rapporti di forza o sopravvivenze politiche. Amministrare una città non significa controllare un partito, e conquistare una segreteria non significa conquistare la fiducia dei cittadini.

Dopo cento giorni resta sospesa una domanda: Luigi Del Prete vuole davvero governare Frattamaggiore o continuare a inseguire gli equilibri di chi lo circonda? Ad oggi, il bilancio politico dei primi cento giorni di amministrazione è impietoso. Per chi scrive, Luigi Del Prete ha fatto registrare il peggior avvio di mandato tra tutti i sindaci che si sono succeduti a Frattamaggiore dall’introduzione dell’elezione diretta del primo cittadino, nel 1993.

Un giudizio politico durissimo che nasce dalle tensioni interne, dalle dimissioni, dalle vicende che hanno investito la maggioranza e soprattutto dalla mancanza di una guida politica forte, autonoma e autorevole. Perché dopo cento giorni Frattamaggiore non ha bisogno di un sindaco impegnato a conquistare un partito, ma di un sindaco capace di governare la città.

Letto 340 volte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *