NAPOLI – C’è un confine sottile, in Campania, tra l’approfondimento storiografico e la barricata ideologica. Un confine che è emerso con nitidezza durante l’ultimo fine settimana, in occasione della presentazione dell’opera di Caio Mussolini, “Mussolini e il Fascismo, l’Altra Storia”. Se da un lato il capoluogo partenopeo e l’hinterland giuglianese hanno risposto con una partecipazione folta e ordinata, la provincia di Salerno si è trasformata in un terreno di scontro preventivo, culminato nell’annullamento delle date previste a Sala Consilina e Campagna.
Il tour campano è iniziato venerdì 6 febbraio nel cuore di Napoli, presso la sede di Confagricoltori al Corso Umberto. Sotto la moderazione di Antonio Mattia, direttore del Corriere delle Città, Caio Mussolini è stato affiancato da Luigi Rispoli, figura storica della destra napoletana. Il tema centrale non è stato il proselitismo, ma la ricerca di quegli “inediti” che la storiografia ufficiale avrebbe, secondo l’autore, taciuto o parzialmente omesso.

Il momento di maggior prestigio si è registrato però il sabato successivo, nella cornice del MUSAP (Museo Artistico Politecnico). Qui, l’Associazione Culturale “Area Blu” guidata da Pietro Diodato ha riunito una platea eterogenea: dai vertici della destra radicale (esponenti di Indipendenza e CasaPound) fino a rappresentanti dei movimenti meridionalisti. Accanto all’autore, lo storico Vincenzo Gulì ha contribuito a delineare i contorni di un’analisi che punta al revisionismo come metodo d’indagine.
Uno dei passaggi chiave della due giorni è stata la fermezza dello scrittore nel marcare il perimetro del suo intervento. Nonostante le sollecitazioni della moderazione e la presenza di figure politiche di spicco, Caio Mussolini ha più volte ribadito: “Non parlo di politica, ma di storia”. Un tentativo di “dribblare” la strumentalizzazione elettorale per concentrarsi sui fatti del Ventennio, rivendicando il diritto di analizzare il passato senza il filtro della faziosità dei vincitori.
Significativo, in tal senso, l’episodio avvenuto al Caffè Gambrinus, dove Mussolini ha intrattenuto un confronto con due turisti polacchi. Al centro del dialogo, la strage di Katyn e la necessità di una memoria condivisa che non tema di riaprire i faldoni della storia europea, anche quelli più scomodi.

Se Napoli ha scelto il dialogo, l’area del salernitano ha optato per la chiusura. Le date di Sala Consilina e Campagna sono state cancellate a seguito di forti pressioni politiche e sociali, definite dagli organizzatori come “censura rossa”. Un paradosso, se si considera che l’ultima tappa del tour a Giugliano, presso il centro librario Mare Nero, si è svolta in una sala gremita di giovani senza che si registrasse alcun disordine o contestazione.
La polarizzazione intorno al nome “Mussolini” resta dunque altissima.
Da un lato c’è chi vede in queste presentazioni un’occasione di revisionismo necessario per colmare lacune documentali; dall’altro, chi considera ogni rilettura di quel periodo come un tentativo di riabilitazione inaccettabile. L’esperienza campana di Caio Mussolini lascia in eredità una domanda che trascende il contenuto del libro: è possibile oggi discutere del Ventennio come “oggetto storico” senza scivolare nello scontro di piazza?
A Napoli, la risposta è stata positiva, segnata da un’affluenza qualificata e dal desiderio di approfondimento. A Salerno, il silenzio imposto ha invece confermato che alcune ferite, o alcuni tabù, sono ancora ben lontani dall’essere storicizzati.
