Ribadiamo il concetto di collaborazione costruttiva, così come già espresso nella precedente lettera aperta. Non vi è alcuna polemica: si tratta esclusivamente della constatazione di fatti oggettivi e di un’informazione basata sulla verità sostanziale degli eventi. La trasparenza non è un terreno di scontro, ma un dovere istituzionale e un servizio alla comunità.
La questione tecnica dello streaming: un punto decisivo
Le sedute del 21 e del 31 luglio sono state trasmesse dalla pagina Facebook del Comune di Frattamaggiore. Facebook, come noto, non conserva le dirette in modo permanente: dopo circa 30 giorni, la piattaforma:
- avvisa gli amministratori che il contenuto sta per essere rimosso;
- invita a scaricare il video per conservarlo;
- permette di salvare la diretta con un semplice clic.
Il fatto che le dirette non siano più disponibili significa che:
- nessuno ha scaricato le registrazioni nei tempi previsti;
- non esiste una copia interna delle sedute;
- non è stato predisposto alcun sistema di archiviazione, come invece avviene in molti altri Comuni che registrano le sedute con strumenti dedicati, proprio per garantire un archivio permanente e consultabile.
Il problema del link sul sito istituzionale
Sul sito del Comune di Frattamaggiore è presente un link ufficiale che rimanda alle sedute in streaming del Consiglio comunale. Quel link:
- non contiene alcun avviso che le sedute resteranno visibili solo per 30 giorni;
- non informa che Facebook rimuove automaticamente le dirette;
- non spiega che le registrazioni devono essere salvate manualmente;
- non è stato aggiornato dopo la rimozione dei video.
Ad oggi, il link è ancora presente, ma non porta ad alcuna seduta, generando un evidente disservizio informativo.
Questo elemento dimostra che:
- il Comune promuove lo streaming come servizio istituzionale,
- ma non garantisce la conservazione delle sedute,
- né informa i cittadini sulle limitazioni della piattaforma utilizzata.
Perché Facebook non è una piattaforma adeguata per le sedute consiliari
È opportuno chiarire un punto tecnico spesso ignorato: Facebook non è una piattaforma progettata per la conservazione istituzionale dei contenuti video.
Una piattaforma video online (OVP), invece:
- ospita i video in modo stabile;
- li distribuisce agli spettatori senza limiti temporali;
- permette di incorporare le dirette sul sito istituzionale;
- salva automaticamente il flusso video, garantendo un archivio permanente;
- consente di recuperare le sedute anche anni dopo.
Molti Comuni italiani utilizzano OVP dedicate (YouTube, Vimeo, server comunali, piattaforme integrate) proprio per garantire:
- continuità informativa;
- conservazione permanente;
- accesso pubblico agli atti;
- tutela della memoria istituzionale.
Affidarsi esclusivamente a Facebook, senza alcun salvataggio interno, ha prodotto la conseguenza più grave: le sedute non esistono più.
La risposta del Sindaco e la questione della “polemica strumentale”
Nella sua risposta pubblica, il Sindaco ha definito la vicenda come “polemiche strumentali”, sostenendo che:
- le dirette non sarebbero state rimosse dal Comune, ma risultano non più disponibili perché la piattaforma conserva i video per un periodo limitato;
- le trascrizioni stenotipiche non sono ancora state consegnate dalla società incaricata;
- il Comune, negli anni precedenti, non ha mai previsto un archivio permanente delle registrazioni video delle sedute;
- l’Amministrazione è disponibile a valutare in futuro la creazione di un archivio audiovisivo.
Quest’ultima affermazione è particolarmente significativa: riconoscere che l’archivio audiovisivo potrà essere creato “in futuro” significa ammettere che oggi non esiste alcuna forma di conservazione delle sedute.
Di conseguenza, la domanda posta dai cittadini non è una polemica, ma una constatazione: le sedute non sono più disponibili perché non sono state salvate.
Perché parlare di “strumentalizzazione” è scorretto sul piano istituzionale
L’espressione “polemiche strumentali” non appare coerente con il contenuto della richiesta, che:
- è formulata in tono istituzionale;
- si basa su fatti verificabili;
- richiama una normativa precisa;
- riguarda atti pubblici che devono essere consultabili;
- non contiene attacchi personali;
- non attribuisce responsabilità politiche, ma chiede chiarimenti tecnici.
Definire “strumentale” una domanda fondata su norme di trasparenza rischia di:
- spostare la discussione dal merito alla narrazione politica;
- neutralizzare la critica legittima presentandola come pretestuosa;
- evitare il confronto sul punto centrale: la mancata conservazione delle sedute.
La trasparenza non è un’opinione né un sospetto: è un obbligo normativo e un dovere verso i cittadini contribuenti.
Il nodo centrale: la trasparenza non è una polemica
Al di là delle interpretazioni politiche, resta un dato oggettivo:
- le dirette sono state perse perché non salvate;
- le trascrizioni non sono pubblicate;
- il link istituzionale rimanda a contenuti inesistenti;
- i cittadini non possono verificare l’attività consiliare svolta;
- l’archivio audiovisivo non esiste, come confermato dal Sindaco stesso.
La richiesta di chiarimenti non è una polemica: è una domanda legittima che riguarda la continuità informativa e la conservazione degli atti pubblici.
Una prospettiva costruttiva per il futuro
La nuova amministrazione ha dichiarato, in campagna elettorale, di voler garantire massima rendicontazione. Ebbene, sarebbe coerente con tale impegno prevedere:
- un archivio permanente delle sedute consiliari;
- la pubblicazione tempestiva delle trascrizioni stenotipiche;
- una comunicazione chiara sui tempi e sulle modalità di pubblicazione degli atti;
- una rendicontazione quotidiana del lavoro svolto nelle commissioni consiliari permanenti.
Conclusione: dal sospetto alla collaborazione
È opportuno che il dibattito pubblico non venga continuamente riportato sul piano della “polemica strumentale”. Oltre a essere una pratica ormai poco credibile, rischia di:
- creare astio,
- alimentare conflitti inutili,
- incitare alla contrapposizione,
- allontanare i cittadini dalle istituzioni.
La strada corretta è quella del confronto collaborativo e costruttivo, esattamente come nell’intento del mittente della lettera aperta.
E, soprattutto, ogni tanto ammettere qualche errore non guasta: si chiama umiltà. È un valore istituzionale, non una debolezza.
E se alla fine il Sindaco ha annunciato che in futuro l’Amministrazione è disponibile a valutare la creazione di un archivio audiovisivo, non è forse la conferma che la problematica sollevata era reale, fondata e meritevole di attenzione?
Frattamaggiore ha bisogno di chiarezza, continuità informativa e accesso agli atti. E la trasparenza — quella vera, quotidiana, verificabile — è il primo passo per costruire fiducia tra istituzioni e cittadini.
