Enzo del Prete e Luigi Grimaldi declinano l’invito a candidarsi entrambi Mentre la città affoga nel degrado e nell'incertezza contabile, la politica si rifugia in calcoli matematici per la sopravvivenza dei singoli, ignorando il collasso dei servizi e l’emorragia demografica.

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A sessanta giorni esatti dalla presentazione ufficiale delle liste per le imminenti elezioni amministrative di primavera, Frattamaggiore appare come una città sospesa, avvolta da fitte nebbie che richiamano alla mente la “perfida Albione”. Non è solo una questione meteorologica, ma un’atmosfera politica intrisa di quell’astuzia spregiudicata e di quel cinismo tattico che storicamente venivano attribuiti al Regno Unito. In questo scenario, il silenzio non è assenza di rumore, ma un “silenzio assordante” che nasconde i movimenti tellurici di un sistema in crisi.

Cinque anni di “Consociativismo Imbarazzante”

Il quinquennio targato Marco Antonio Del Prete volge al termine lasciando dietro di sé un’eredità pesante. Gli addetti ai lavori e i cittadini più attenti descrivono quello che è stato, senza mezzi termini, uno dei modelli consociativi più imbarazzanti della storia cittadina. Il tanto sbandierato programma elettorale, che avrebbe dovuto proiettare Frattamaggiore verso una nuova modernità, è rimasto poco più che carta straccia.

Al posto della crescita promessa, la città ha subito un drastico peggioramento della vivibilità quotidiana. Il dato più inquietante riguarda l’urbanistica: i vani abitativi sono quintuplicati nonostante un calo demografico inarrestabile. Un paradosso sociologico e cementizio su cui nessuno, nelle stanze del potere, sembra voler indagare. A questo si aggiunge una viabilità caotica, ostaggio di un piano traffico mai realizzato e di una gestione dello spazio pubblico lasciata all’improvvisazione.

Se l’estetica urbana piange, le casse comunali non ridono affatto. Il buio pesto avvolge il bilancio dell’Ente. Quella cifra rassicurante dei 18 milioni di euro, con cui si sarebbe dovuto chiudere il consuntivo, sembra rivelarsi l’ennesima “favola metropolitana”. Voci di corridoio e indiscrezioni tecniche parlano di incredibili errori gestionali che metterebbero a rischio persino l’ordinaria amministrazione.

Le conseguenze di questo possibile dissesto sono sotto gli occhi di tutti. I social network sono diventati il diario di bordo di una città che cade a pezzi: strade che sembrano colpite da un bombardamento, tombini ostruiti che trasformano ogni pioggia in un’emergenza e, fatto ancor più grave, sversamenti sistematici di rifiuti speciali nei vicoli del centro storico. Un’offesa alla salute pubblica che avviene nell’impunità totale: l’80% delle telecamere di sorveglianza non è funzionante, nonostante il Comune paghi puntualmente (e lautamente) il servizio di manutenzione. Un paradosso che grida vendetta.

Nonostante il fallimento amministrativo, i numeri dicono che i consiglieri comunali sono stati “esemplari” nella frequenza alle commissioni. Una costanza ammirevole in termini di presenza e puntualità, che però non si è tradotta in alcuna visione politica concreta. L’unica attività degna di nota registrata a Piazza Umberto I è stata il vorticoso turnover di assessori, un “valzer delle poltrone” dalle motivazioni spesso incomprensibili che ha logorato persino la pazienza del Partito Democratico.

Il commissario del PD locale, Visani, si trova oggi costretto a prendere le distanze da un sindaco che appare più interessato ai tagli dei nastri di attività private che alla cura della cosa pubblica. L’obiettivo del primo cittadino uscente sembra ormai chiaro: garantirsi un seggio nel prossimo consiglio comunale per poter mantenere la carica in Città Metropolitana. È la politica dei “due forni”, una strategia di sopravvivenza che accomuna molti, specialmente ora che il numero dei consiglieri scenderà da 24 a 16 a causa dello spopolamento.

In questo clima di rassegnazione, la campagna elettorale si muove sottotraccia. Spiccano le assenze di pesi massimi che avrebbero potuto cambiare gli equilibri. Il dottor Enzo Del Prete, ex sindaco e recordman di preferenze alle scorse regionali, ha declinato l’invito: “Ho già dato”, ha commentato laconicamente, preferendo restare a guardare dalla panchina nonostante il suo immenso capitale elettorale.

Sulla stessa linea Luigi Grimaldi, ex consigliere metropolitano, che denuncia l’assenza delle condizioni minime per un “ragionamento di ampio respiro”. Secondo Grimaldi, la città è troppo “inzaccherata nel pantano” per poter imbastire un progetto serio in questo momento.

Gli Schieramenti: Tra “Divinità” e “Oppofinzioni”

A sinistra, il quadro è frammentato. Da una parte la civica “A Testa Alta”, dove si profila uno scontro fratricida per la candidatura a sindaco tra il cosiddetto “Divino Giulio” (Pasquale Del Prete) e l’eterna promessa, l’attuale vice sindaco Michele Granata. Quest’ultimo, dopo cinque anni di silenzio quasi monastico, dovrà spiegare alla città la sua visione per il futuro.

Dall’altra parte si muove il PD, in un asse ancora incerto con la civica “LiberiAmo Fratta” del dottor Luigi Costanzo. Quest’ultima formazione, rappresentata in aula dalle consigliere Ambrico e Argentiere, vive una fase di “oppofinzione”: a metà tra la critica e la collaborazione, in attesa di capire su quale nome cadrà l’investitura finale.

In questo caos di veti incrociati e ambizioni personali, resta una variabile impazzita: Francesco Russo. L’ex sindaco, se il fronte dei partiti tradizionali dovesse implodere, potrebbe rientrare in gioco come l’uomo della provvidenza, capace di catalizzare un progetto politico nuovo, lontano dalle logiche che hanno governato (o meglio, non governato) Frattamaggiore negli ultimi anni.

La sfida della Canapina è aperta, ma la sensazione è che, mentre la politica gioca a scacchi, la città stia perdendo la partita più importante: quella della sua stessa identità e sopravvivenza.

 

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