FRATTAMAGGIORE – Il sipario sta per calare su undici anni di amministrazione targata Marcantonio Del Prete, ma quello che resta sulla scena non è il bilancio di un servizio reso alla comunità, bensì l’immagine di una politica ripiegata su se stessa. A poche settimane dal voto di primavera, il clima a Frattamaggiore è descritto come “surreale”: la Casa Comunale sembra aver smarrito la sua funzione istituzionale per trasformarsi, secondo i critici, in un ufficio di collocamento per la classe politica locale.
Una città ferita
Il lascito di due consiliature appare pesante agli occhi dei detrattori: una città soffocata da “colate di cemento”, una viabilità ormai al collasso e una gestione della movida definita selvaggia. A completare il quadro, l’ombra dei conti in rosso, un macigno che peserà sulle prossime generazioni.

Ciò che preoccupa maggiormente gli osservatori non è solo l’operato della maggioranza, ma il vuoto pneumatico creato attorno alla competizione elettorale. Con il ritiro di figure di peso come il Dr. Enzo Del Prete e Luigi Grimaldi – che hanno preferito non partecipare a quello che viene definito un “triste scenario” – la sfida sembra priva di reali competitor.
Il centrodestra, dal canto suo, appare ancora alla ricerca di un’identità perduta, lasciando campo libero a una sorta di consociativismo dove l’unico obiettivo reale sembra essere la riconferma dello scanno a Piazza Umberto I o il posizionamento in Città Metropolitana.
Il “Campo Largo”, evocato come soluzione di rinnovamento, viene bollato come un bluff da chi conosce ormai bene le carte in tavola. Il rischio concreto è che i cittadini, stanchi di un gioco le cui regole appaiono scritte solo a beneficio degli eletti, scelgano la via del disimpegno. Per la prima volta nella storia di Frattamaggiore, si prospetta un calo drastico dell’affluenza: un silenzio elettorale che sarebbe la sanzione più dura per un’intera classe dirigente.
