Frattamaggiore, il PD tra macerie e “grandi manovre”: l’ombra di Lello Topo sulla corsa a Sindaco Tra faide interne, il crollo dei simboli e l'incognita Marrazzo, la politica frattese si prepara a una campagna elettorale al veleno. Se Atene piange, Sparta non ride: anche il centrodestra resta al palo.

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FRATTAMAGGIORE – Il panorama politico frattese, a pochi mesi dalle elezioni amministrative di maggio, somiglia sempre più a un campo di battaglia dove a dettare legge non sono i programmi, ma le strategie di sopravvivenza. Con il numero dei seggi in Consiglio Comunale pronti a scendere da 24 a 16, la tensione è alle stelle e i posizionamenti personali hanno ormai preso il sopravvento sulle identità di partito.

Il Commissario cittadino Gaetano Visani si trova a gestire quello che resta di un Partito Democratico che, in tempi non lontani, vantava dodici consiglieri e il controllo assoluto dell’assise. Oggi, quel 50% dei consensi appare un lontano ricordo, eroso da faide interne e da una fuga collettiva verso il “civismo” di facciata. Visani tiene sulla brace le aspirazioni dei candidati, ma il terreno sotto i piedi del partito della Schlein sembra franare ogni giorno di più.

L’asse Topo-Marrazzo: la mossa che spariglia le carte

In questo stallo, a rompere gli indugi è l’europarlamentare Lello Topo. La sua discesa in campo per “sbrogliare la matassa” punta dritto su un nome pesante: Antonio Marrazzo. Una candidatura che, se confermata, porterebbe con sé un’eredità politica complessa e ingombrante, legata alla figura del padre Nicola e dello zio Angelo, quest’ultimo recentemente tornato agli onori della cronaca giudiziaria per le vicende legate al settore rifiuti.

La strategia di Topo non è solo una mossa elettorale, ma un catalizzatore di interessi: intorno a Marrazzo potrebbero convergere pedine fondamentali come l’attuale vicesindaco Michele Granata e lo stesso sindaco uscente Marco Antonio Del Prete. Quest’ultimo, con gli occhi puntati alla Città Metropolitana, non può permettersi il lusso dell’isolamento e sembra costretto a cercare rifugio in uno schieramento che gli garantisca la sopravvivenza istituzionale.

Dall’altra parte della barricata, il centrodestra non sembra passarsela meglio. Nonostante l’attivismo dei consiglieri uscenti Giuseppe D’Ambrosio (FdI) e Teore Sossio Grimaldi (Forza Italia), le segreterie provinciali appaiono distanti, quasi disinteressate a radicare il partito sul territorio. Il rischio, già visto in passato, è quello di subire decisioni “calate dall’alto” che finiscono per favorire sistematicamente l’egemonia delle sinistre.

Gli esclusi e il “cerino in mano”

In questo gioco di incastri e alleanze trasversali, chi rischia di rimanere fuori dai giochi sono Nello Rossi, la “giovane promessa” che fatica a trovare spazio, e Francesco Russo, ribattezzato dai detrattori come l'”eterno indeciso” per un copione politico che sembra ripetersi identico a quello di cinque anni fa.

Con i simboli di partito che cedono il passo alle liste civiche d’occasione, Frattamaggiore si avvia a una delle campagne elettorali più incerte degli ultimi decenni, dove il peso delle poltrone conta decisamente più della coerenza politica.

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