E’ arrivata come un fulmine a ciel sereno la notizia della revoca della scorta ad uno dei giornalisti maggiormente esposti alle ritorsioni della camorra a causa delle sue coraggiose denunce pubbliche che attraverso la stampa hanno fatto luce su numerosissimi fatti di cronaca legati alla mala gestione amministrativa locale.
Rubio da sempre in prima linea contro il malaffare, è uno di quei giornalisti che non ha mai piegato la testa dinnanzi ai Ras mafiosi locali.
Fin dal lontano 2004 quando gli recapitarono più volte proiettili nella cassetta postale della redazione del Fratta Oggi al Corso Salvatore D’Amato, più di ventidue ani in trincea contro il malaffare e la mala politica, probabilmente non sono bastati. Dio non voglia che qualcuno punti al tragico remake di un film già visto a Torre Annunziata. All’epoca fu Giancarlo Siani, cronista del Mattino a rimetterci la pelle. Di seguito il laconico post di Mimmo Rubio lanciato sui social:
Sono un caso nazionale: revocata la scorta ad un giornalista che ha in corso processi per le minacce della camorra (reati di mafia). Non c’è nessun precedente di una personalità scortata per minacce mafiose (giornalista, testimone di giustizia) a cui revocano la scorta prima della fine dei processi
Non mi presenterò più in aula (prossima udienza a maggio) nemmeno per seguire il processo che vede imputato il capo clan Giuseppe Monfregolo, e il ras Antonio Alterio, così come non mi presenterò più nel processo che inizierà a settembre e vedrà imputati altri tre esponenti del clan per le minacce che ho subite. Non mi occuperò più della politica marcia del mio territorio dopo aver contribuito allo scioglimento del comune per tre volte con denunce giornalistiche, e non solo.
Non mi rapporterò più con la Direzione Investigativa Antimafia (dove conoscono bene quante cose ho denunciato negli anni), non collaborerò più con la Prefettura con la quale ho contribuito a varie relazioni riservate dettagliate, non mi farò più audire dalla Commissione Parlamentare Antimafia. BASTA!!!
LO STATO MI HA ABBANDONATO NEL MENTRE STO NEL MEZZO DEI PROCESSI PER LE MINACCE CHE HO SUBITO DALLA CAMORRA. (Tra le motivazioni c’è anche quella che bisogna economizzare il servizio di tutela)
NON VOGLIO ESSERE PIÙ “SENTINELLA” DI LEGALITÀ E TUTELA DELLA DEMOCRAZIA SUL MIO TERRITORIO. RINUNCIO A FARE IL GIORNALISTA E VALUTO DI LASCIARE LA MIA CITTÀ E QUESTO TERRITORIO INCANCRENITO DI CAMORRA E MALAPOLITICA.
LO STATO mi abbandona al mio destino nel mentre in questi ultimi due mesi ci sono stati due omicidi di camorra, tra cui una vittima innocente (e anche lì ho scritto qualcosa di alquanto delicato!) e nel mentre sto facendo una guerra per denunciare tutte le mele marce della politica locale che stanno minando la campagna elettorale per le comunali di maggio, soggetti che hanno avuto, ed hanno, rapporti con ambienti della camorra.
La cosa grave di questa vicenda è anche altra. Prima della notifica avuta mesi fa dalla Prefettura, in città, anche tra parenti di familiari di esponenti cdll camorra (basta chiedere tra gli operai della NU nella mia città) sapevano già questa cosa. Così come qualche potente politico si vantava già in giro che mi avrebbero tolto la scorta. Era arrivata persino a colleghi giornalisti, nel mentre non sapevo ancora nulla di “ufficiale “. Qualcosa di allucinante.
Avro’ calpestato i piedi a qualcuno con influenze che contano?
Preoccupazioni e messaggi di solidarietà a Mimmo Rubio arrivano anche dalla Federazione nazionale della Stampa italiana e dal Sindacato unitario giornalisti della Campania che esprimono forte preoccupazione per la revoca della scorta al coraggioso cronista napoletano.
Quello che sconcerta è il fatto che la decisione di revoca arriva mentre sono ancora in corso diversi procedimenti sulle minacce e gli attentati ricevuti. Uno dei quali nei confronti del capoclan di Arzano Giuseppe Monfregolo e del ras Antonio Alterio.
Da premettere che sono stati proprio alcuni pentiti del clan ad affermare che le intimidazioni nei confronti del giornalista sono partite per ordine del boss. Inoltre, il clan è ancora egemone sul territorio, nonostante l’inchiesta che ha portato in carcere i vertici della cosca.
È evidente che questa decisione comprometterà l’attività di denuncia del collega sul territorio. Ricordiamo che, come confermano le carte giudiziarie, anche grazie alle inchieste di Rubio il Comune di Arzano è stato sciolto per ben tre volte per infiltrazioni camorristiche.
Chi ha preso questa decisione si è assunto una grande responsabilità non solo sulla sicurezza del giornalista, ma anche sul diritto della cittadinanza ad essere correttamente informata.
