Nicola Barbato: «La mia politica fatta di ascolto e coerenza, nel solco dei valori di famiglia» Il candidato classe ’86 si racconta, tra un’eredità politica fatta di valori, dal padre e del fratello Daniele e la sfida per una Frattamaggiore più sicura e inclusiva: «Pronto a una rivoluzione del fare».

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  • Nicola Barbato classe 86. Ad agosto spegnerà le sue prime 40 candeline. Si dice che la vita cominci a quarant’anni. Nel suo caso anche quella politica a quanto pare. Cosa l’ha spinta a scendere in campo proprio adesso?
  • Credo che questa scelta nasca da due presupposti fondamentali. Il primo è che il mio impegno politico non nasce oggi. Sono attivo dal 2005, inizialmente nei Giovani Verdi e successivamente nei Giovani Democratici, partecipando in modo costante e concreto a campagne elettorali sia comunali che regionali. È stato un percorso fatto di presenza, ascolto e lavoro spesso lontano dai riflettori. Il secondo è che questa candidatura non rappresenta un percorso individuale, ma l’espressione di un gruppo di giovani professionisti e attivisti con cui condivido valori, visione e metodo. Mi faccio portavoce di un impegno collettivo che punta a dare un contributo serio e costruttivo alla città.
  • Lei porta un cognome impegnativo. Il suo papà ha rivestito più volte la carica di consigliere comunale dimostrandosi esempio di onestà, e non solo intellettuale. Suo fratello Daniele ha seguito alla lettera gli insegnamenti paterni e nonostante le recenti turbolenze all’interno del Partito Democratico, ha sempre rappresentato la concretezza, il punto fermo da dove la sinistra frattese avrebbe dovuto ripartire. Non le pesa questa sorta di eredità?
  • È senza dubbio un’eredità importante, costruita nel tempo su valori solidi come etica, coerenza e senso delle istituzioni. Più che un peso, la considero una responsabilità che affronto con rispetto e consapevolezza. Sono valori nei quali mi riconosco pienamente e che cerco di tradurre ogni giorno nel mio modo di vivere e di fare politica. Mi sento parte di un percorso che viene da lontano e che oggi prosegue con il mio impegno, con l’obiettivo di dare continuità a quei principi adattandoli alle sfide attuali.
  • Il mantra che circola in queste ore in città è “Continuità o discontinuità”? La sua scelta appare chiara, ma se dovesse sollevare qualche critica all’amministrazione uscente, quale sarebbe? E di contro: quali i meriti dell’amministrazione targata Marcantonio Del Prete?
  • Non amo particolarmente i mantra. Ritengo che ridurre il confronto politico a contrapposizioni come “continuità o discontinuità”, “vecchio o nuovo”, rischi di semplificare eccessivamente una discussione che dovrebbe invece essere più approfondita e orientata ai contenuti. La mia candidatura nasce con un’impostazione diversa: mettere al centro idee, proposte e una visione concreta della Frattamaggiore che sarà. Per quanto riguarda l’amministrazione uscente, ritengo abbia svolto un lavoro complessivamente positivo: è stata presente sul territorio, ha mantenuto un equilibrio nei conti e ha avviato e realizzato interventi importanti, alcuni dei quali ancora in corso o di prossima realizzazione. Come ogni esperienza amministrativa, esistono margini di miglioramento. È su questo che intendo lavorare, portando il mio contributo in termini di visione, progettualità e attenzione ai bisogni emergenti della città.
  • Sinteticamente, ci potrebbe illustrare le cinque priorità alle quali la nuova amministrazione dovrà mettere mano con una certa urgenza?
  • Le priorità sono chiare e si inseriscono all’interno di quella che ho definito la “rivoluzione del fare”, cioè un approccio basato su interventi concreti, misurabili e immediatamente utili ai cittadini. La prima riguarda la sicurezza, da rafforzare attraverso una maggiore presenza sul territorio; La seconda è l’inclusione, che significa rendere la città davvero accessibile a tutti, migliorando i servizi di assistenza e creando spazi urbani più vivibili e aperti all’intera comunità; La terza priorità è rendere Frattamaggiore una città più moderna ed efficiente, attraverso la digitalizzazione dei servizi e l’efficientamento della macchina amministrativa, per garantire risposte più rapide e semplici ai cittadini. Un quarto punto è la qualità urbana e ambientale, con interventi di riqualificazione, maggiore cura del verde pubblico e nuovi spazi pensati anche per le esigenze quotidiane delle famiglie. Infine, fondamentale è lavorare su sviluppo e opportunità, sostenendo giovani, lavoro e crescita economica del territorio, valorizzandone le potenzialità e intercettando risorse anche attraverso una progettazione in linea con gli standard europei. Sono cinque direttrici che, insieme, definiscono una visione chiara: costruire una città più sicura, inclusiva e ambiziosa.
  • A prescindere dai risultati delle amministrative del prossimo 24 e 25 maggio, il giorno dopo il centrosinistra, oggi diviso in tre tronconi, dovrà necessariamente rimboccarsi le maniche al fine di trovare una sintesi per la rinascita unitaria. La soluzione, secondo lei, è da ricercare nel rinnovo generazionale o in un deciso cambio di mentalità in materia di gestione della “cosa pubblica”?
  • Credo che il tema non possa essere ridotto a un’alternativa tra rinnovo generazionale o cambio di mentalità. Entrambi gli aspetti sono importanti e devono procedere insieme. Più che le etichette, però, ciò che serve davvero è uno sforzo collettivo, serio e responsabile, per ricostruire un percorso unitario. Le divisioni possono essere fisiologiche in una fase politica, ma non possono diventare un limite quando si tratta di dare risposte ai cittadini. L’obiettivo deve essere quello di ritrovare una sintesi basata su contenuti, visione e senso delle istituzioni, mettendo al centro il bene della comunità e non le dinamiche interne. Credo che ci siano le energie, le competenze e le sensibilità per farlo. Serve disponibilità al dialogo, rispetto reciproco e la volontà di costruire, insieme, un progetto credibile per il futuro della città.

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