Frattamaggiore, la gogna social e il “caso” Gennaro D’Andrea: quando il fango digitale oscura la verità Tra diffide e veleni per una pagina Facebook, si consuma l'ennesimo attacco alla libertà di stampa. Il retroscena di un sistema che digerisce male il dissenso e le battaglie di legalità.

Letto 422 volte
Condivi su

Che i social fossero diventati oramai una cloaca a cielo aperto, lo si era capito da un pezzo. Un luogo dove non conta la verità dei fatti, ma la trasposizione di una realtà modificata, mistificata, falsata, dove sono sufficienti una ventina di like dei propri sodali, un discreto seguito di followers e un lessico sufficientemente forbito, accompagnato da quell’aria scanzonata di chi apparentemente disinteressato, s’inventa il mestiere di comunicatore, avendo avuto probabilmente poca fortuna nella vita professionale, e il gioco (sembra) fatto. Insomma, uno che sembra lì quasi per caso e che dice la sua con la pretesa che questa diventi “verbo”.

Possibile che sia proprio questa la società a cui ambiva la comunità frattese? Un sogno finalmente realizzato? Evidentemente si, almeno in quei personaggi dalle menti irreversibilmente annebbiate dai fumi dell’alcol, anche se non bevono un goccio da mesi.

Ebbene, all’ombra della Canapina, terminati i festeggiamenti con tanto di bandiere palestinesi, in attesa che il governo della città prenda forma e sostanza, complice l’anomala ondata di calore, cellulare alla mano, l’irrefrenabile sfogo sui social assume puntualmente la funzione di tritacarne trasformandosi in quella che viene appunto stigmatizzata come “fogna a cielo aperto”.

A finire nel tritacarne mediatico è toccato stavolta ad un collega, il giornalista frattese Gennaro D’Andrea, reo, per così dire, di aver riciclato una “sua” pagina facebook utilizzata per la comunicazione social durante la campagna elettorale di una candidata sindaco, e divenuta pagina dal nome accattivante: “Frattamaggiore Governo Ombra” Apriti cielo!

Diffide, improperi, offese e addirittura minacce di querela per essersi appropriato di una pagina facebook, per altro già sua, con tutti i circa mille followers della pagina. Followers che, giusto ricordarlo, erano cresciuti di numero grazie all’impegno profuso nella comunicazione in termini di contenuti e informazioni dettagliate frutto di battaglie civiche portate avanti dallo stesso D’Andrea da anni. Battaglie non già contro una parte politica (non esistono parti politiche ben distinte a Frattamaggiore), ma contro un consolidato sistema, di fatto palesemente consociativo in termini di scelte amministrative e modus operandi.

Una scelta, quella di Gennaro D’Andrea, a parer dello scrivente, non condivisibile (dove li trovi 5 assessori fra chi fino a pochi giorni dalla presentazione delle liste faceva ancora i conti con la calcolatrice per decidere con chi andarsi a candidare per avere più chance di essere eletto?) ma, scelta comprensibile e del tutto legittima (la pagina era stata creata ed era di proprietà dello stesso giornalista. Utilizzata durante la campagna elettorale per veicolare una certa informazione, frutto anche questa del suo lavoro.

Ma allora, di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando della mistificazione della realtà e del tentativo di costringere al silenzio un giornalista che per sua forma mentis, è rimasto fedele solo al concetto di bene comune, schierandosi sistematicamente, sempre dalla parte di una legalità che, purtroppo, in città non sempre appare nitida, ma veleggia sovente in un chiaroscuro utile a chi gestisce il potere, quasi come se navigasse fra un legittimo “governo ombra” e le Ombre di un Governo targato incontrovertibilmente Francesco Russo.

Un esempio per tutte può essere la vicenda degli affidamenti illegali o comunque illegittime delle strutture pubbliche da parte dell’ex amministrazione ad “associazioni culturali” funzionali al sistema. Associazioni che per altro, non avrebbero neppure corrisposto i relativi oneri. Ma questa è un’altra triste storia.

 

Letto 422 volte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *