Alla fine sarà derubricato come un “disguido burocratico”, ma gli addetti ai lavori sanno che non è così.
Cosa si nasconde, o meglio, chi si nasconde dietro la richiesta di far scontare in carcere altri sei giorni (SEI!) all’ex ministro ed ex sindaco di Roma Gianni Alemanno?
E già! Poiché, pare che il titolare del dicastero di Grazia e Giustizia, il ministro Carlo Nordio, abbia dichiarato che non ne sapeva nulla del ricorso presentato in cassazione dai suoi “dipendenti”. Un ricorso secondo il quale Gianni Alemanno avrebbe dovuto fare rientro a Rebibbia per scontare sei giorni di carcere ancora, dopo i 560 scontati per un reato per altro inesistente. Motivazione? Errato calcolo del Dap. Questa almeno sembra essere stato scelto come appiglio da chi vuole lanciare precisi messaggi.
Nordio, ad ogni buon conto, sembra abbia ritirato e cestinato la richiesta inviata dai suoi sottoposti ai giudici della Cassazione, ma restano molti dubbi e parecchi quesiti ancora senza risposta alcuna.
Chi perseguita Gianni Alemanno? E perché?

Certo di motivi, da destra a sinistra, se ne potrebbero trovare a iosa. Dal suo comitato “Fermare la Guerra” col quale tre anni fa si innemicò il ministro della difesa Guido Crosetto, alla sua posizione sull’ipotesi di indulto per i reati cosiddetti minori, al fine di decongestionare le carceri italiane che oramai scoppiano in quanto non più sufficienti a fare fronte alle esigenze. Questa sua posizione lo avrebbe infatti reso inviso ad Alfredo Mantovano giustizialista di ferro e punto di riferimento imprescindibile della premier Giorgia Meloni. Ma forse la persecuzione potrebbe essere più semplicemente la diretta conseguenza delle sale strapiene che gli incontri che l’ex sindaco di Roma Alemanno sta facendo registrare in tutto il Paese.
Di coltellate alle spalle, al momento solo ventilate, potrebbero essere arrivate finanche da “ex camerati” oggi gravitanti ancora intorno alla Lega di Salvini nonostante questa sia in picchiata libera nei consensi, avendo pagato pegno al partito di Vannacci nel quale è confluita poi Indipendenza, il movimento creato da Gianni Alemanno tre anni fa.
Un nome su tutti potrebbe essere quello di Francesco Storace, che non perde occasione per lanciare quotidianamente anatemi contro il generale e di conseguenza contro i suoi, come Alemanno. E pazienza se dovrà gioco forza gettare alle ortiche anni di militanza, amicizia e condivisione di quella che fu la destra sociale prima nell’MSI e poi in Alleanza Nazionale.
Da sinistra, paradossalmente, gli attacchi sembrano essere limitati o comunque misurati in quanto dalle parti del Campo largo si spera ancora in una corsa in solitaria del partito di Vannacci alle prossime politiche del prossimo anno. Un partito che conterebbe già oggi, percentuali a doppia cifra in termini di intenzioni di voto.
Con uno scenario simile, il centro sinistra pur non godendo del consenso dell’elettorato italiano, potrebbe dare scacco matto, in un colpo solo, sia a Vannacci che alla Meloni. Ma questa è un’altra storia.
La vicenda che meriterebbe invece maggior approfondimento resta quella che tutti, media compresi, vorrebbero far passare come un “disguido burocratico”, cosa che evidentemente non è.
La domanda ancora senza risposta rimane quindi sospesa: “Chi sono i burattinai che hanno imposto ai burocrati del ministero della Giustizia il ricorso in Cassazione contro la scarcerazione anticipata di sei giorni sei dell’On. Gianni Alemanno? E soprattutto, perché?
