Caivano, tra il sogno della rinascita e il dramma delle infrastrutture colabrodo Il Governo intervenga con decisione. Il capo della Protezione civile é pure commissario straordinario in città

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CAIVANODa un lato ci sono i nastri tagliati, i grandi progetti, la luce dei riflettori nazionali e le promesse di riscatto. Il Centro Pino Daniele come eccellenza avveniristica, l’arrivo dell’Università, la realizzazione ex novo del teatro e dello stadio, la nascita delle villette comunali. Una narrazione imponente che vuole mostrare una Caivano che cambia pelle. Ma basta spostare lo sguardo dalle opere pubbliche alla vita quotidiana  per scontrarsi con una realtà ben diversa e decisamente più amara: nelle sue fondamenta invisibili, Caivano continua a vivre le pene di un territorio dimenticato per decenni, costretto a fare i conti con infrastrutture primarie da terzo mondo.

In queste ore la cittadinanza sta attraversando l’ennesima giornata di passione, un vero e proprio incubo energetico e idrico che ha gettato nell’angoscia centinaia di famiglie. La cronaca degli ultimi giorni parla chiaro: se fa troppo caldo la rete elettrica va in tilt, se piove troppo accade esattamente la stessa cosa. L’emergenza scattata di recente per le alte temperature non si è nemmeno conclusa che si è aperto un nuovo fronte critico in via Atellana e nelle zone limitrofe, questa volta a causa di un’ondata di pioggia copiosa. Il risultato? Un blackout prolungato che ha lasciato tantissimi cittadini al buio, senza aria condizionata, senza ventilatori, privi di acqua calda e con i frigoriferi spenti, trasformando le abitazioni in trappole di calore e disagio e vedendo andare a male le scorte alimentari.

Ma la situazione diventa ancora più drammatica e disumana quando il disservizio colpisce le fasce più fragili della popolazione. Tra le centinaia di famiglie precipitate nell’oscurità ci sono anziani soli, persone invalide, bambini e soprattutto malati cronici che dipendono dai concentratori di ossigeno elettrici per respirare. Per loro, un blackout non è solo un brutto fastidio: è un pericolo di vita, un’angoscia costante con il terrore che le batterie di riserva si esauriscano da un momento all’altro nell’indifferenza generale.

A rendere il quadro ancora più inaccettabile è stato il muro di gomma eretto dai servizi di assistenza di E distribuzione. Tra voci registrate e operatori, i cittadini sono stati rimbalzati per ore con rassicurazioni puntualmente smentite: ogni due ore l’orario previsto per la fine dei guasti veniva spostato più avanti, in un assurdo gioco al rialzo che ha finito per suonare come una vera e propria presa in giro per famiglie esauste. Quando poi i tecnici di E-Distribuzione sono finalmente arrivati sul posto a tarda serata, la scena a cui hanno assistito i residenti è stata desolante: personale che sembrava brancolare nel buio, incapace di individuare con certezza l’origine, la localizzazione precisa e l’entità del guasto. Un fulmine? L’acqua nelle cabine o nel sottosuolo? Una rete semplicemente troppo vecchia per reggere qualsiasi sollecito? Nessuno ha saputo dare risposte. Dopo quasi 24 ore di totale disservizio, l’unica soluzione tampone è stata l’installazione di un generatore di corrente provvisorio. Un ripiego che ha il sapore della resa.

È una vergogna assoluta di cui qualcuno dovrà rispondere nelle sedi opportune. I cittadini pagano bollette salatissime, infarcite di costi fissi, a fronte dei quali pretenderebbero servizi essenziali efficienti e non prestazioni da Paese in via di sviluppo. La rete idrica è un colabrodo, quella fognaria ed elettrica mostrano crepe irreparabili al primo sbalzo termico o alla prima pioggia.

Non serve costruire da zero un teatro o uno stadio, o portare un polo universitario, se poi manca la corrente elettrica per far funzionare un macchinario salvavita, un frigo o una pompa dell’acqua.

Il riscatto di un territorio non può basarsi solo su grandi opere. Se da Roma e dai palazzi del potere non si vogliono fare pure chiacchiere, si alzi il telefono e si intervenga con decisione. Servono squadre speciali, tecnici esperti dotati di mezzi adeguati, o persino l’intervento del Genio Militare se le società di gestione non sono in grado di garantire gli standard minimi di civiltà. Bisogna riportare la corrente elettrica in città. Comune, Regione e Governo devono mettersi attorno a un tavolo per programmare una seria e imponente politica di riqualificazione delle infrastrutture primarie. Ma nell’immediato, le istituzioni chiedano conto ad E-Distribuzione di questa gestione fallimentare, affinché i vertici e i dirigenti si attivino senza sosta per risolvere definitivamente il problema. Caivano non ha bisogno di cattedrali nel deserto se poi nel deserto manca persino la luce; ha bisogno, prima di tutto, di tornare a essere un paese normale e sicuro per i suoi cittadini piú deboli.

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