Definire l’esperienza politica del Movimento 5 Stelle in città una delusione totale è un complimento. Una sola volta sono stati al potere, quando hanno combinato il disastro che tutti conoscono con il doppio scioglimento: per fallimento e per camorra. Nel curriculum dei cinquestelle c’é già uno scioglimento per camorra. Fin dal loro esordio sul territorio, i cinquestelle — tanto nella componente locale quanto nei quadri nazionali — non hanno mai offerto un apporto concreto alla comunità. Al contrario, il loro peso politico si è rivelato determinante nel settembre 2020, quando scelsero di sbarrare la strada alla proposta di rinnovamento guidata da Antonio Angelino. In quell’occasione nacque il primo “campo largo” della storia: un’alleanza ostentata con orgoglio, vincente alle urne, ma costruita su premesse fragili ed opache.
I cinquestelle fecero un patto con la vecchia classe dirigente e con soggetti già menzionati nella relazione prefettizia del 2017. Chiusero gli occhi di fronte alla continuità con settori della politica locale, beneficiando al contempo di un bacino elettorale decisivo: quello del Parco Verde, dove il margine di distacco della loro coalizione rispetto agli avversari aumentò in modo significativo. Vinsero. Tra i banchi della giunta sedeva anche Pasquale Penza — oggi deputato — al fianco di amministratori che avrebbero poi rivelato legami diretti con la criminalità organizzata. Non lo sapeva. Nessuno era a conoscenza. Eppure, le prassi amministrative, a partire dall’uso sistematico delle somme urgenze, erano sotto gli occhi di tutti. L’esperienza di governo dei cinquestelle è durata tre anni: prima è sopraggiunto il fallimento dell’amministrazione; subito dopo lo scioglimento per camorra che ha spazzato via la retorica dell’orgoglio.
Chiusa la disastrosa parentesi amministrativa, è arrivata la prova dei fatti su scala nazionale con la stagione del Decreto Caivano. Di fronte agli interventi concreti messi in campo dal Governo, i cinquestelle si sono distinti come strenui oppositori. Una posizione che stride con il bilancio degli anni in cui il Movimento ha guidato il Paese con i governi Conte: zero interventi strutturali per la città e nulla di fatto proprio per quel Parco Verde da cui attingono a piene mani il proprio consenso. Nessun ministro si è mai visto a Caivano. La solita dinamica: inerzia e fallimento al governo, polemiche quando altri realizzano.
Durante l’ultima campagna elettorale del 2025 hanno cercato l’accordo con la coalizione di Antonio Angelino, pretendendo persino di esprimere il candidato sindaco: un tentativo di riciclarsi con i voti altrui rispedito con fermezza al mittente. Messo alla porta, il M5S è tornato con un Partito Democratico allo sbando che ha concesso loro la candidatura a sindaco. Un azzardo calcolato male: con i voti del Pd, i cinquestelle hanno eletto due consiglieri comunali. Se la sinistra fosse andata da sola, avrebbe portato un consigliere in Aula; invece, ha regalato il seggio a Giovanni Vitale al quale peró non riconosce la leadership del campo largo. Vitale é già il passato.
In Consiglio, i cinquestelle hanno inaugurato un’opposizione pretestuosa. Per tre mesi hanno sbandierato l’ipotetica ineleggibilità del sindaco Antonio Angelino, coinvolgendo anche i propri parlamentari, fino a quando sia la Prefettura che il Ministero dell’Interno hanno dovuto mettere nero su bianco la piena regolarità della elezione del primo cittadino. Figuracce continue. In Aula fanno solo brutte figure. Come quando Giovanni Vitale ha letto per dieci minuti un documento su un immobile del tutto estraneo alla delibera in discussione, “sbagliando palazzo”; o come quando il Sindaco é costretto a impartire lezioni elementari di finanza degli enti locali a Vitale. Fa meglio il consigliere Sirletti, che evita di avventurarsi su terreni tecnici sconosciuti. Vitale invece legge: dal pc o dal telefonino. Nessuno lo ha mai visto fare un intervento senza guida tecnologica. Eppure recita la parte della sfida al Sindaco, ma contro Antonio Angelino perde sempre. L’azione dei cinquestelle è confinata a battaglie ideologiche per una sola zona: il Parco Verde. Poi scompaiono fino al successivo Consiglio. É il Sindaco Angelino a presidiare tutto il territorio ed a lavorare costantemente. I cinquestelle di fatto sono consiglieri di quartiere, non della città. In sette mesi non hanno mai votato a favore. Per loro opposizione significa dire NO a tutto.
L’ultimo capitolo riguarda la riqualificazione del Parco Verde. Di fronte alla proposta di avviare una rigenerazione con l’intervento di un fondo privato, il M5S ha proposto l’abbattimento e la ricostruzione totale del Parco Verde: un’operazione da oltre 400 milioni di euro per 750 alloggi, presentata senza uno straccio di progetto, di copertura finanziaria o di un piano di trasferimento provvisorio per centinaia di famiglie. Il motivo di questo NO è il solito: si vuole perpetuare un modello in cui le casse comunali — cioè i soldi di tutti i cittadini caivanesi — continuino a finanziare all’infinito le manutenzioni nel Parco. Un’operazione insostenibile con i soli canoni di locazione. Invece di spiegare la realtà dei fatti agli abitanti del quartiere, si preferisce la scorciatoia del finto buonismo. Perciò Angelino ha pieno sostegno della città ed i cinquestelle nessuna credibilità politica. La sfida della concretezza e della responsabilità per Caivano è ormai avviata. Prima o poi, proprio come accaduto per una sinistra incapace, anche i residenti del Parco Verde si libereranno delle illusioni pentastellate.
