C’era una volta una Caivano felice. Vanto del mondo, reaitá idilliaca dove i treni senza macchinista sfrecciavano su binari sospesi come in Giappone, la pulizia urbana faceva sfigurare Oslo e il reddito pro capite superava quello del Principato di Monaco. Poi è arrivato il Sindaco Antonio Angelino ed è piombato il caos: i fili della luce tagliati, le fogne scassate, e come se non bastasse, l’inganno svelato dei suoi capelli, imbiancati di nascosto sulle tempie a tradire la promessa del sindaco giovane.
Ma l’affronto più grande, dopo.i primi otto mesi di amministrazione, riguarda un valore fondamentale che sembra ormai del tutto smarrito: l’inclusione.
Dove sono finiti i bei tempi della democrazia partecipata? Quella vera, s’intende. Quella in cui alle decisioni ed agli appalti del Comune partecipavano tutti con pari dignità: amministratori, politici, dipendenti comunali corrotti, camorristi, affaristi, traffichini di ogni genere.
Che fine ha fatto la buona abitudine di stracciare il Codice degli Appalti, spacchettare gli affidamenti sotto soglia e foraggiare la camorra ed i corrotti ?
L’amministrazione precedente — quel campo largo di Cinque Stelle, PD e sinistra unita sciolto per camorra — invece garantiva relazioni stabili e inclusive. Certamente, allora le auto venivano parcheggiate sempre negli stalli blu, ma in compenso la camorra era infiltrata ed i corrotti pure.
Oggi invece niente: la criminalità organizzata viene sistematicamente emarginata dagli appalti. Questa non è inclusione.
Angelino si sta dimostrando un vero despota. Pretende di governare, ponendo fine alla cara e vecchia “democrazia del ricatto”, dove ogni singolo voto in aula andava prima negoziato, compensato e monetizzato. Oggi i consiglieri di maggioranza commettono l’incauto gesto di alzare la mano in modo compatto per approvare le delibere, senza neanche prima aprirla per ricevere il “dovuto”. È solo una questione di mani: c’è chi le alza per senso di responsabilità e chi, abituato a metterle in tasca o a stenderle per riscuotere, oggi si ritrova a bocca asciutta e blatera.
Perfino sul Parco Verde il Sindaco ha svelato il suo volto reazionario. Anziché continuare con il redditizio banchetto delle manutenzioni infinite — meraviglioso pozzo senza fondo da centinaia di migliaia di euro — ha preferito votare un piano strutturale per ristrutturare le case e combattere il degrado. Angelino è apertamente contro la muffa nelle abitazioni: uno scandalo senza precedenti per chi sulla muffa e sull’abbandono ha costruito carriere e consensi.
Non potendo attaccarlo sui fatti, i paladini dell’opposizione si sono concentrati sui veri nodi strategici della città: l’auto del sindaco e la sua spaventosa pretesa di andare in vacanza per una settimana. Un evento mai visto nella storia della Repubblica.
L’astio di questi giorni svela un paradosso grottesco. Personaggi che per anni non hanno mai speso una sola parola in difesa dei diritti dei più deboli, oggi si scoprono improvvisamente paladini del popolo, usando le fragilità sociali come carne da macello per un pugno di Like e qualche polemica social. Cercano disperatamente il pelo nell’uovo mentre questa amministrazione prova, tra mille difficoltà, a liberare Caivano dai fantasmi e dagli errori del passato.
Chi sperava che la “nuova era” fosse soltanto uno slogan da campagna elettorale si sta rendendo conto che la normalità è iniziata davvero. E per chi ha prosperato nell’anarchia e nel malaffare, la normalità è la peggiore delle condanne.
Resta un dibattito politico e civile che si svolge solo sui social in modo miserrimo ed una parte dell’opposizione che dopo aver creato disastri sociali, politici economici, oggi si rende ridicola nelle istituzioni.
