Pietro Diodato, bandiera storica della destra napoletana scrive al vice ministro Cirielli LETTERA (SEMI) APERTA AD EDMONDO CIRIELLI.

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Caro Edmondo,

è ancora fresca la ferita del risultato elettorale poco lusinghiero ma, credo, già in grado di essere oggetto di analisi, sia nella sua genesi che nelle sue conseguenze politiche.

Fattori che possono esserti cuciti addosso come un abito su misura. Perché inscindibilmente ed esclusivamente legati alla tua figura politica.

La sua genesi sta nel totale abbandono della Campania da parte di questo governo e, volendo andare a ritroso, dal tuo partito. Partito, però, che in Campania si identifica con la tua persona.

Dico tuo partito, in quanto una “destra” nella quale non mi riconosco, pur avendone fatti votare alcuni, a queste regionali, per antica amicizia e militanza.

Un partito che viaggia, ormai, verso le sponde del partito popolare europeo, abbandonando sia la visione nazionale, che quella conservatrice.

Non più quella “Destra Divina“, per citarne una, di “Saluto e Augurio“, dove Pasolini esorta il fascista a difendere la propria terra e cultura, amare i poveri e la diversità, e a portare l’intimità con il re nel sonno.

Viceversa, una “destra” che ha commissariato Dio, sta svendendo la Patria alla finanza mondiale (americana), ma dove, in compenso ha grande spazio la “famiglia”.

In tutti i sensi ed a tutti i livelli!

Ripeto, partito che in Campania sei tu, sia nei pregi (pochi), che nei difetti (tanti).

E certamente anche per volere nazionale.

Analisi, dico breve, perché poco o nulla, degno di nota, è accaduto in questo decennio di regno a guida salernitana.

Le uniche vicende che hanno caratterizzato questo periodo sono state la “decimazione” (gergo militare a te familiare) di una intera classe dirigente proveniente dal MSI e da AN, l’impoverimento della stessa, l’assenza di una qualsivoglia proposta politica. Primo perché indisponibile a riconoscere la “superiorità salernitana”, secondo abituata al confronto interno, terzo di grande spessore ideale, sociale e culturale.

E come si può non pensare a Pasquale Viespoli, a Mario Landolfi, a Franco D’Ercole, a Salvatore Ronghi ed a tanti altri che non cito, da un lato perché sono troppi, dall’altro perché farei un torto a quanti sicuramente dimenticherei.

Tutta gente a cui la Meloni dovrebbe venire a chiedere scusa e di rientrare per riformare il tessuto. Volendo usare una metafora (ma non troppo), poderi che producevano coltivazioni ricche convertiti, tranne casi rari, a “cucuzzielli” ed affidati a mezzadri maldestri.

E tutto ciò per fare spazio a famuli senza arte né parte, ma disponibili a fare da grancassa al capo ed ai suoi sottoposti. In molte occasioni rivelatisi imbarazzanti per certe uscite pubbliche.

Ed ometto altro per carità di Patria!

Ecco il contesto nel quale è maturata la sconfitta e, soprattutto, la consapevolezza che la traversata sarà ancora lunga per governare la Campania ed i suoi comuni. Ma questa cosa non riguarda certamente te ed i tanti parlamentari che hanno vinto la lotteria senza giocare il biglietto, come dice un mio caro amico. Per cui io non mi accodo a quanti desiderano ringraziarti per il “sacrificio”.

Avendo tu fatto di tutto per evitare un qualunque candidato (e si contavano sulle dita della mano) che potesse mettere in ombra la tua leadership in Campania, non solo nell’ambito del tuo partito, ma anche del centrodestra, era giusto che chiedessero a te di metterci la faccia.

Alla fine hai raccolto ciò che hai seminato.

 

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