Non è la prima volta che all’ombra della Canapina il clima si fa rovente in prossimità delle urne, ma l’ultimo “valzer di poltrone” a poco più di sessanta giorni dalla fine della consiliatura sta assumendo i contorni di un vero e proprio giallo politico. L’avvicendamento tra l’assessora uscente Agnese Caserta e la subentrante Agnese Liguori non sembra rispondere a logiche di efficienza amministrativa, quanto piuttosto a un complesso rimescolamento di carte in vista della prossima partita elettorale.
Il “Caso Caserta” e l’Ombra del Cemento
L’addio di Agnese Caserta, ufficialmente presentato come dimissioni volontarie, viene letto da molti osservatori come un “benservito” mascherato. Nonostante un lavoro giudicato impeccabile, l’ipotesi che circola con insistenza è quella di un incarico “a termine”, legato a doppio filo a specifiche dinamiche urbanistiche.
Il riferimento, neanche troppo velato, è alla trasformazione dell’area dove un tempo sorgeva “Villa Caserta”, oggi sede di nuovi complessi residenziali. Una coincidenza temporale che, per i maligni, segnerebbe la fine della missione politica dell’assessora, una volta portate a compimento le “costruzioni” di riferimento.
Nuovi Equilibri: Il Ritorno del Sodalizio Alborino-Pezzullo
Al posto della Caserta entra in gioco Agnese Liguori. Il suo è un cambio di casacca record: sfilatasi in tempi brevissimi da una lista civica di opposizione, dove avrebbe dovuto correre come consigliera, approda direttamente in Giunta.
Dietro questa nomina si scorgerebbe la regia della ritrovata coppia composta da Gennaro Alborino e dall’avvocato Camillo Pezzullo. Un asse politico che tenta di ricompattarsi, pur incassando il “gran rifiuto” dell’ex consigliere Vincenzo Ruggiero, che ha troncato ogni possibilità di alleanza con una dichiarazione al vetriolo:
“Con chi in politica viene meno alla parola data posso solo prendere un caffè, ma non vado oltre”.
Ma la questione non è solo politica. Il clima si fa inquietante se si guarda verso la Procura di Napoli Nord. Le voci di corridoio parlano di scelte assessoriali che sarebbero legate a permessi a costruire e presunti “omessi controlli”, utilizzati come merce di scambio.
Non si tratta solo di illazioni da piazza: esisterebbe un’informativa depositata da un consigliere comunale sulla quale vige il massimo riserbo. Il fascicolo si aggiungerebbe a una lista già lunga di casi irrisolti che pesano sul Comune come la vicenda dei loculi cimiteriali venduti con il “pezzotto” o le presunte volumetrie gonfiate nell’ambito di abbattimenti e ricostruzioni.
Nonostante le nubi giudiziarie e i sospetti di scambi di favore, in Piazza Umberto I si continua a ostentare una calma apparente. La macchina elettorale si è messa in moto, ma con una strategia precisa: mantenere il profilo basso. Mentre la città attende risposte chiare su trasparenza e legalità, la politica locale sembra preferire i vecchi schemi dei giochi di potere dell’ultimo minuto.
