Frattamaggiore, il Crepuscolo dei Notabili: Tra Amministrative e il Rischio del “Liberi Tutti” Dalle ceneri del decennio Del Prete al caos delle liste: il centrosinistra si frammenta, mentre il centrodestra cerca un’identità perduta nel labirinto del consociativismo.

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C’era da aspettarselo. In un’epoca in cui le ideologie sono state derubricate a fastidiosi fardelli del passato, quasi fossero alimenti scaduti da smaltire in fretta, la personalizzazione della politica ha presentato il conto finale. A Frattamaggiore, la democrazia sostanziale sembra aver ceduto il passo a una messinscena di facciata che, all’ombra della Canapina, pare destinata a non morire mai, alimentata da un consociativismo che ha radici profonde e ramificate.

Dopo undici lunghi anni di amministrazione targata Marcantonio Del Prete — i canonici due mandati più il “bonus” pandemico — la città si risveglia in un clima di incertezza febbrile. Il sistema che per oltre un decennio ha garantito equilibri (spesso immobili) mostra oggi crepe profonde. Per molti consiglieri uscenti, la ricandidatura assomiglia a quello che i francesi definiscono un cul de sac; uscirne con una rielezione richiederà, stavolta, una dose massiccia di quella fortuna che nel gergo popolare viene definita con ben altra eleganza (Un sac de cul).

Lo scenario politico frattese, a pochi giorni dalla presentazione ufficiale delle liste, appare come un quadro astratto a tinte fosche.

Quello che sulla carta doveva essere il rosso trionfante del Partito Democratico — forte di ben undici consiglieri — si è sbiadito in un rosa pallido, quasi anemico. La causa? Una frammentazione interna che rasenta l’atomizzazione.

Le ragioni della spaccatura sono molteplici e stratificate. Si va dalla classica “guerra delle poltrone” per le nomine degli assessori, fino agli strascichi velenosi delle elezioni regionali dello scorso novembre. La candidatura di Enzo Del Prete nella civica deluchiana “A Testa Alta” e il chiacchierato appoggio esterno dell’ex sindaco Francesco Russo a Fratelli d’Italia hanno scavato un solco che neanche i mediatori più esperti riescono a colmare.

Marcantonio Del Prete: Il sindaco uscente punta a un seggio in consiglio comunale per non perdere il diritto di cittadinanza nell’assise della Città Metropolitana, e per non lasciare nulla di intentato ha incontrato oggi il segretario del Partito Democratico metropolitano di Napoli Francesco Dinacci. Dai silenzi e dalle espressioni degli attori in causa, sembra ci sia stata ancora un nulla di fatto.

Francesco Russo: Ambisce a guidare una coalizione di centrosinistra numericamente robusta, sperando in un effetto traino che faccia la differenza, ma l’impressione è quella che neanche lui ci creda più in una investitura mai presa in considerazione dalla segreteria del partito della Shlein.

Nello Rossi: Il giovane pretendente che con l’appoggio della presidente della Commissione Sanità in Regione Campania Bruna Fiola, non nasconde l’ambizione di diventare il sindaco più giovane della storia cittadina. Un progetto realistico solo se la segreteria provinciale riuscirà a sciogliere i veti incrociati.

Proprio i veti provinciali potrebbero spingere il commissario Visani e i vertici regionali verso una “terza via”. Il nome che circola con insistenza è quello di Tommaso Capasso, figura che però incontra la ferma resistenza del sindaco uscente. Capasso rappresenterebbe il perno per un “campo largo” capace di imbarcare Liberiamo Fratta, il Movimento 5 Stelle e i vari “cespugli” centristi, pronti a mollare la leadership di Pasquale Del Prete se il vento dovesse cambiare.

Sullo sfondo restano i profili dei “sempreverdi”: Michele Granata, l’eterna promessa cresciuta nel PCI e transitata per il centrodestra prima di tornare vice-sindaco, e Antonio Marrazzo, figlio dell’onorevole Nicola. Quest’ultimo, espressione di un familismo politico che a Frattamaggiore ha spesso portato più ombre che luci.In questo scenario di macerie del centrosinistra, sorge spontanea una domanda: dov’è l’alternativa? Il centrodestra a Frattamaggiore non ha mai brillato per numeri, ma la sua assenza come organo di controllo è stata il concime perfetto per il consociativismo imperante.

Qualche segnale di vita era giunto mesi fa con le dichiarazioni di Teore Sossio Grimaldi (Forza Italia) e Giuseppe D’Ambrosio (Fratelli d’Italia).

Tuttavia, la palla passa ora ad Adamo Guarino, coordinatore provinciale di FDI. Il rischio è che si ripeta il “modello Afragola”, dove le alleanze trasversali hanno snaturato le identità dei partiti. Se non si troverà una quadra nelle prossime ore, scatterà inevitabilmente il “liberi tutti”, con i singoli esponenti pronti a saltare sul carro che riterranno più solido.

Mentre sui social i consiglieri uscenti abbandonano le citazioni storiche e gli aforismi sornioni per assumere un tono solenne e quasi “preoccupato”, la città osserva con freddezza. Due fattori remano contro la classe dirigente uscente: la disillusione di un elettorato che, rileggendo il programma elettorale di sei anni fa, troverebbe solo promesse disattese, e il calo d’interesse di quei poteri che per anni hanno esercitato una sorta di “ricatto sanitario” sul territorio.

Frattamaggiore è a un bivio. Tra il ritorno al passato e un futuro che stenta a delinearsi, resta solo l’incognita delle urne. Riusciranno i protagonisti della vecchia politica a trovare il loro “sac de cul”, o la città deciderà finalmente di voltare pagina?

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