La satira, il vittimismo e la solita vecchia solfa dei soliti noti Tra fughe di notizie, accuse pretestuose di body shaming e scandali taciuti: quando l'indignazione social serve solo a coprire i veri problemi della città.

Letto 966 volte
Condivi su

La satira non è reato. Può piacere come non può piacere. Talvolta ti strappa un dolce sorriso, talvolta, quando capita che ne sei bersaglio, qualcuno decisamente amaro. Può essere sottile e sagace ma talvolta anche di cattivo gusto. Insomma così come recita un antico motto latino “degustibus non disputandum est”.

In quel di Frattamaggiore dove da decenni ipocrisia, falsità e falsa nobiltà sembrano essere diventati marchi indelebili di una larga fetta di popolazione, la satira è percepita come offesa personale, ed in determinati momenti in cui si ha bisogno di visibilità o di agibilità politica, dopo aver fatto buona scorta di necessario vittimismo, c’è chi se ne serve sedendosi pesantemente al centro della scena, in attesa che l’onda emotiva dei social faccia il resto.

I fatti:

Succede che da una chat privata whatsapp denominata “Corriere delle Città”, qualcuno dei circa cento membri, non ancora identificato, commette un illecito riportando fuori dalla chat una locandina che anticipava per i soli membri del gruppo, una rubrica satirica all’interno del prossimo numero cartaceo di settembre del nostro giornale. Una palese violazione della privacy alla quale si aggiunge anche un palese danno economico dovuto allo spoileraggio della notizia. Reato per il quale i nostri legali presenteranno domani regolare esposto querela, sia contro gli ignoti autore del furto che contro chi ha ripubblicato su facebook pubblicamente il materiale rubato.

Ma torniamo alla locandina incriminata, oramai di dominio pubblico, quella che sembra aver sollevato una vera e propria ondata di indignazione contro quello che chiamano “body shaming” (la sinistra con i termini inglesi ci va a nozze quando si tratta di non far capire una mazza al lettore italiano medio).

Le Avventure di Spugna e Ricotta, questo il titolo della rubrica satirica costituita da vignette e fumetti su cui è costruita una storia semi seria di personaggi fantasiosi ai quali il lettore, di volta in volta potrà ricollegare a personaggi reali in base alle storie e alle vicende narrate.

Ebbene, nella locandina che misura in originale 21×29 cm un minuscolo disegno 3×4 cm raffigurante una donna formosa con lunghi capelli neri viene insindacabilmente attribuito ad una consigliera comunale (una volta di “oppofinzione” ma oggi di maggioranza, come lei stessa tiene a sottolineare).

Apriti cielo. E’ “body shaming che tradotto vuol dire “azione mirata a criticare negativamente qualcuno per la sua fisicità”.

Adesso provate ad andare a guardare tutto quello che quotidianamente gli odiatori seriali postano sulla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, o anche sull’ex ministro Daniela Santanché, affiancate le foto di due donne di destra a questo disegno e onestamente, traete le opportune conclusioni.

Il disegno “incriminato” misura 3 x 4 cm presunto oggetto di body shaming

Noi al Corriere lo abbiamo fatto e ci siamo resi conto che all’ombra della Canapina, non solo non esiste alcuno spessore politico, ma neppure il minimo sindacabile di quello culturale. Una condizione che combinata all’antitesi del più elementare senso civico, ha dato vita ad una interminabile sequela di stupidaggini degne dei più sprovveduti smanettatori social. A differenza che gli autori di questi “post solidali”, si fregiano di titoli autorevoli. Si va da ex sindaci all’attuale; Da consiglieri comunali ad assessori fino addirittura a qualche “Cavaliere del Lavoro”.

Dammi una lametta che mi taglio le vene avrebbe cantato a squarciagola la Rettore.

Ma allora perché tutto questo clamore basato praticamente sul nulla? In effetti il motivo c’è, e col “body shaming” c’entra come il cavolo a merenda.

Il vero motivo risiede nel fatto che il nostro giornale non ha mai smesso di parlare degli scandali amministrativi che investono la città da decenni. Dai bollettini postali falsi utilizzati per truffare il consorzio cimiteriale (buco da oltre 2 milioni di euro e più di 500 famiglie truffate) allo scandalo dei debiti fuori bilancio dovuti ad una scanzonata gestione dell’ufficio legale el Comune;

Dal caso “Carpe Diem”, uno scandalo oramai quasi del tutto insabbiato che ha visto una cooperativa sociale presentare fatture per prestazioni mai fornite presso le scuole della città, utilizzando firme e timbri risultati palesemente falsi, al caso delle volumetrie aumentate in diverse opere di abbattimento e ricostruzione, fino ad una gestione decisamente “casareccia” dei rapporti con le associazioni foraggiate con soldi pubblici per attività mai rendicontate.

Un velo pietoso lo stendiamo volentieri sulla mancanza del disciplinare riguardante la concessione di beni pubblici di cui gli uffici preposti ci avevano assicurato l’esistenza, salvo poi scomparire nel nulla senza nemmeno rispondere più né alle e-mail; né alle PEC, né al telefono.

Da sempre maggioranza e “oppofinzione” sono state un’unica “meravigliosa” realtà dove all’occorrenza si scambiavano favori e si chiudeva un occhio, se non in qualche caso, addirittura tutti e due. Caso eclatante, quello delle commissioni consiliari utilizzate solo per riscuotere il gettone di presenza anche quando queste non avevano avuto luogo o quasi. Una battaglia condotta a gran voce in campagna elettorale dai “Liberatori di Fratta” che parlavano di limitazione delle spese superflue e che oggi gli stessi devono ingoiare la nomina del terzo e del quarto staffista del sindaco. Una spesa che lieviterà da 10 a 30 mila euro l’anno.

In fondo, le cambiali elettorali devono pur essere pagate in qualche modo. E quale miglior occasione per utilizzare il “body shaming” per ritrovare i vecchi equilibri?

A tal proposito, da incorniciare l’endorsement del buon Marcantonio Del Prete, più volte finito nel mirino della nostra satira nel recente passato. Un passato fatto di grosse e grasse risate dove il fisico maschile e nella norma non poté suscitare lo stesso sdegno social di cui può godere qualcun’altra oggi. Finita qui? Ma neanche per sogno!

Per la serie: “Piatto ricco mi ci ficco”, all’ultimo momento (ore 23,45 circa) arriva come a dover prendere un treno in corsa all’ultimo secondo, l’ex sindaco Francesco Russo che, seppur in affanno avendo rincorso anche lui il treno del vittimismo preso pelo-pelo, tuona (sempre via social): “Lesa l’onorabilità della mia famiglia”, denuncio! Trasecoliamo e mentre riascoltiamo la registrazione della telefonata intercorsa in mattinata non possiamo fare a meno di sorridere di gusto glissando per carità cristiana. Da incorniciare il suo scritto affidato a facebook. (Leggi)

Per la cronaca: Dal prossimo settembre il quindicinale “Corriere delle Città” sarà reperibile solo nelle edicole in quanto a pagamento e non più gratuito. Inoltre, sarà a pagamento anche l’ingresso nel gruppo whatsapp del giornale. Tariffa 100 euro di cui il 50% sarà devoluto in beneficenza ad associazioni che si occupano di problematiche legate all’alcolismo e alla tossicodipendenza.

Ci si ritrova in edicola con le Avventure di “Spugna & Ricotta”. Non mancate!

Letto 966 volte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *