Ci risiamo. Sembra oramai di assistere ad una di quelle telenovele sudamericane di una volta. Interminabile e scontata come i gialli di Agatha Christie, dove l’assassino, alla fine, si scopre essere puntualmente il maggiordomo.
Dura oramai da quasi un quarto di secolo ed ha come location Frattamaggiore, quella che ritorna ciclicamente ad ogni rinnovo di amministrazione comunale e riguarda i capannoni dell’ex canapificio di via Vittorio Veneto. Un giallo dove grazie a Dio non ci sono assassini, come nei romanzi della scrittrice britannica testé citata, ma furbetti, faccendieri e sprovveduti, con un po’ di pazienza e dedizione, sicuramente potremmo ritrovarne.
Era l’aprile del 2004 quando si scoprì che nei capannoni dell’ex canapificio, poi sede del consorzio agrario di via Vittorio Veneto, continuava ad operare, senza averne più diritto, una attività commerciale operante nel settore detersivi all’ingrosso, la Mader Srl, nonostante facesse bella mostra di se una insegna con su scritto “Città di Frattamaggiore” con tanto di stemma della città.
Cosa era accaduto nella sostanza?

La Regione Campania, proprietaria dell’intera area, dopo un lungo contenzioso col l’affittuario (la Mader Srl) era riuscita, qualche anno addietro, a farsi restituire le chiavi della proprietà avendo ottenuto la rescissione del contratto di affitto. Non fu mai dato a sapersi a che titolo la Mader Srl continuava ancora ad operare indisturbata in quei capannoni, che nel frattempo erano stati ceduti in comodato d’uso venticinquennale al Comune di Frattamaggiore. Per la cronaca, non fu ritrovata mai traccia di alcun contratto fra l’Ente comunale e l’azienda privata.
Erano i tempi in cui l’amministrazione comunale era commissariata da una terna prefettizia a causa dello scioglimento per condizionamenti mafiosi (2002) e la politica era stata messa ai margini, ma non ci restò per molto.
Durante i dieci anni di amministrazione Russo che seguirono, e precisamente nel 2009, fu indetto un Concorso europeo di progettazione per la riqualificazione dell’area (circa 4.650 mq.) dell’ex canapificio di via V. Veneto. Committente il Comune di Frattamaggiore. Nome del programma “Città dei bambini”; Progetto Mariella Annese, Milena Farina (factory architettura. C’era “farina anche lì”), costo stimato 14.533.151 euro da attingere dai famosi “fondi Jessica”.

Ebbene, tutti sappiamo come è andata a finire la storia. I bambini sono cresciuti e diventati adulti, nel mito del RdC; “Jessica” scomparsa insieme ai fondi fra i meandri di Regione & Comune (entrambi gli enti, giusto ricordarlo, amministrati dalla sinistra), mentre gli unici ad essere stati lautamente ricompensati, furono i progettisti, i capannoni continuarono a marcire fra incuria e abbandono fino ai giorni nostri. Per la cronaca e onestà intellettuale, va riconosciuta comunque la necessaria ripulitura da erbacce e vegetazione invasiva posta in opera dall’attuale amministrazione qualche settimana fa (Il minimo sindacale).
Sotto la video intervista di NanoTV datata Febbraio 2016 all’allora Consigliere di maggioranza Pasquale Del Prete che oggi siede fra i banchi dell’opposizione

Oggi la notizia che rimbalza sulle cronache locali, scatenando anche una diatriba fra maggioranza e opposizione sull’attribuzione dei meriti, è quella del finanziamento di circa 2 milioni di euro per la riqualificazione dell’area. Una cifra che a malapena riuscirebbe a coprire i costi della eventuale demolizione dei cespiti. Sempre che, le risorse non le assorbano i più veloci progettisti. Architetti ed Ingegneri, si sa, all’ombra della Canapina difficilmente, in determinati frangenti, si accontentano dei “piazzamenti d’onore”.
E la storia continua …
