Chi fa informazione non si schiera con chi governa, né adatta la propria linea editoriale al colore dell’amministrazione. L’intento è quello di garantire una informazione corretta, verificabile e coerente. Quando un’amministrazione opera bene, è giusto riconoscerlo; quando non lo fa, è doveroso segnalarlo. La credibilità di chi informa si misura nella capacità di mantenere la stessa postura, indipendentemente da chi è al comando.
Negli ultimi mesi, la comunicazione civica frattese ha mostrato un fenomeno evidente: la valutazione delle attività comunali non sempre segue criteri oggettivi, ma talvolta varia in base all’amministrazione in carica. Un aspetto che emerge chiaramente confrontando le pubblicazioni di alcuni soggetti locali tra il 2025 e il 2026.
Nel 2025, interventi di ordinaria amministrazione — come la manutenzione del verde pubblico — venivano criticati da comitati e profili civici, che accusavano l’amministrazione dell’epoca di presentare come straordinario ciò che, per sua natura, è routine gestionale. Le stesse attività venivano descritte come “lavori che vanno fatti periodicamente”, sottolineando la necessità di non trasformare la normalità in propaganda.
Nel 2026, con una nuova amministrazione insediata, gli stessi soggetti hanno invece condiviso e rilanciato contenuti analoghi: interventi di derattizzazione, disinfestazione e disinfezione — anch’essi parte dell’ordinaria gestione dei servizi urbani — sono stati presentati come iniziative meritevoli di evidenza pubblica. La tipologia di intervento non è cambiata: si tratta, in entrambi i casi, di attività programmate e ricorrenti, previste nei capitoli di spesa e affidate ciclicamente ai servizi competenti.
Il cambiamento non riguarda dunque la natura delle operazioni, ma la narrazione attorno ad esse. Ciò che ieri veniva criticato come “ordinario spacciato per straordinario”, oggi viene valorizzato e promosso. Una dinamica che evidenzia come la percezione di un intervento pubblico possa mutare non in base al contenuto, ma in base al contesto politico e alle preferenze di chi lo commenta.
Questo fenomeno, documentato dalle pubblicazioni degli ultimi due anni, pone una questione più ampia: la necessità di una comunicazione civica coerente, capace di valutare le attività comunali per ciò che sono, indipendentemente da chi le amministra. Solo così è possibile costruire un dibattito pubblico maturo, fondato sui fatti e non sulle appartenenze.
