Mentre l’aula del Consiglio Comunale approva variazioni milionarie, debiti fuori bilancio legati a sentenze perse e manovre correttive sulle tasche dei cittadini, i documenti finanziari dettagliati che dovrebbero essere accessibili a tutti in modo immediato restano di fatto invisibili online. Un paradosso digitale che si sta consumando sul portale del Comune di Frattamaggiore, dove la consultazione degli atti amministrativi completi è diventata un percorso a ostacoli per colpa di un caricamento parziale dei file.
Il problema è emerso chiaramente durante la recente pubblicazione all’Albo Pretorio. Lo scorso 31 luglio, il Consiglio Comunale ha approvato una serie di provvedimenti cruciali, tra cui la Delibera numero 25 riguardante l’assestamento generale al Bilancio di previsione 2026/2028. Si tratta dell’atto finanziario più importante dell’estate, lo strumento con cui l’ente fotografa e ridisegna le proprie entrate e uscite a metà esercizio.
Eppure, a fronte della pubblicazione formale dell’atto (la numero 1861, rimasta affissa dal 10 al 25 settembre), i file digitali contenenti le tabelle analitiche, i capitoli di spesa e le relazioni tecniche risultano assenti dal portale di pubblicazione. Una delibera visibile solo nell’oggetto, ma priva dei suoi allegati contabili. Lo stesso copione si ripete per le delibere dell’Ufficio Tecnico sulle maggiori entrate degli oneri concessori e per i numerosi riconoscimenti di debiti fuori bilancio derivanti da contenziosi persi davanti al Giudice di Pace e al Tribunale di Napoli Nord.
Cosa dice la legge: un obbligo che va oltre i 15 giorni
L’amministrazione comunale non può considerare concluso il proprio dovere con la semplice scadenza dei 15 giorni di pubblicazione legale all’Albo Pretorio. Se è vero che l’affissione temporanea serve a rendere esecutivo l’atto, il Decreto Legislativo n. 33/2013 (in materia di trasparenza nella PA) parla chiaro: i bilanci, le variazioni e i relativi assestamenti devono rimanere pubblicati in modo integro e completo di ogni allegato per consentire il controllo diffuso da parte dei cittadini. La norma stabilisce un obbligo proattivo dell’ente, che deve mettere a disposizione i dati di propria iniziativa e in modo strutturato.
Il cittadino-detective: un’anomalia democratica
Il nodo centrale della questione è anzitutto ideale e civico: il cittadino non dovrebbe affatto fare il “detective” o il “richiedente” per vedere i conti del proprio Comune. Dover attivare complesse procedure burocratiche di accesso agli atti o inviare richieste formali alla Segreteria Comunale solo per consultare le tabelle di un assestamento di bilancio rappresenta una profonda anomalia amministrativa. La trasparenza non è una concessione che l’ente fa a seguito di un sollecito, ma un pilastro della partecipazione democratica. Obbligare l’utente a subire i tempi di attesa della burocrazia per un diritto che la legge dovrebbe garantirgli con un semplice clic sul sito istituzionale trasforma il diritto all’informazione in un muro di gomma.
La richiesta dei documenti agli uffici
Davanti a questo blackout parziale dei file online, legato anche alla fase di transizione e migrazione informatica che l’ente sta affrontando, l’unica arma a disposizione dei contribuenti e degli operatori dell’informazione resta l’attivazione dell’Accesso Civico Semplice (FOIA). L’Ufficio Segreteria del Comune custodisce per legge gli originali conformi di tutti gli atti e dei loro allegati contabili, ed è tenuto a fornirli su richiesta. Resta però il fatto oggettivo: i conti del Comune appartengono alla città, e i file che li compongono dovrebbero essere sempre a portata di clic, completi e liberamente scaricabili fin dal primo giorno di pubblicazione.
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