Sulle pagine dello storico quotidiano napoletano “Il Roma”, stamattina la Destra Sociale partenopea, e non solo, ha potuto leggere un “insolito scritto”. Un pezzo che porta la firma di una delle ultime bandiere della destra rautiana partenopea, quella di Mimmo De Mattia.
Lo spunto lo ha dato sicuramente il centenario della nascita di uno degli interpreti del pensiero missino e della destra sociale italiana, quel Pino Rauti che fino alla fine non si piegò alle logiche di potere che cancellarono di fatto la destra italiana con la svolta di Fiuggi e quel che ne seguì con l’opera finiana e lo scioglimento di Alleanza Nazionale poi. Ma questa è un’altra storia.

Un evento organizzato dal circolo “La Contea” ha trovato ammirazione e consenso in quasi tutta la destra campana (il quasi è d’obbligo) e non poteva che suscitare approvazione e sincero plauso anche di quella parte di destra sociale che rappresenta l’ala alemanniana di Futuro Nazionale del generale Vannacci.
La lettera che riportiamo sotto testualmente, non appare come la semplice commemorazione di una delle figure più importanti della destra italiana degli ultimi 60 anni, ma ci si legge un ben più profondo messaggio. Un messaggio che va oltre il semplice commiato, e che sembra voler dire: “Siamo ancora qua, col sorriso sulle labbra, ad affrontare ancora l’eterna battaglia del sangue contro l’oro.


Rauti, l’eresia e la Fiamma
di Mimmo De Mattia*
«C’era un ragazzo che come me…» non è il verso di una canzone.
I ragazzi erano tanti, e tra loro anch’io, a spendere la nostra giovinezza nella corrente rautiana, con le riunioni fino all’alba, i comizi, le assemblee, i cortei e i congressi.
E poi il Comitato Centrale del MSI, nel quale fui chiamato sempre a rappresentare la “corrente”: sembrava un sogno, perché per tutti noi giovani Rauti era un mito, anzi, era il mito.
Quando ne parlavo facevo attenzione a pronunciare il nome e il cognome per intero, perché noi ragazzi provavamo fastidio nell’ascoltare i tanti che parlavano di “Pino”, provando a trasmetterci il senso di una grande confidenza con il capo; confidenza che, spesso, non avevano affatto. Ci ridevamo sopra, perché a noi bastava essere dalla parte di Pino Rauti: il capo carismatico che, più di ogni altro, ha spinto la destra italiana a uscire dal ghetto della nostalgia per sfidare la modernità sul suo stesso terreno.
Ne percepivamo il senso profetico di una rivoluzione culturale e politica: una lucida avanguardia intellettuale, di critica radicale al capitalismo globalista e all’iper-materialismo americano e sovietico, in tempi in cui – si badi bene – questi temi erano un tabù per l’universo conservatore.
Una sorta di “motore” capace di suscitare iniziative importanti nella grande area nazional-popolare: dalle imprese editoriali ai Campi Hobbit, dalla musica alternativa alla sfida ecologica dei GRE.
Ha insegnato – e certamente non era solo il titolo di una mozione congressuale – ad “andare oltre”, rifiutando il conformismo borghese e ponendo al centro la comunità, l’identità profonda dei popoli e la giustizia sociale.
In un’epoca segnata dalla liquefazione delle ideologie e dal pragmatismo tecnocratico, per la Destra Sociale e per tutto il movimento nazional-popolare, l’insegnamento rautiano costituisce ancora oggi una bussola insostituibile e di grande attualità.
Un’attualità che risiede nella sua capacità di fornire risposte identitarie e sociali alle grandi crisi del nostro tempo: dalla desertificazione demografica all’alienazione tecnologica, nell’idea di uno Stato custode del destino di un popolo, fino alla difesa del lavoro contro lo strapotere dei mercati finanziari e alla solidarietà organica contro l’individualismo sfrenato.
È proprio questa contemporaneità del pensiero che “libera” la sua figura da qualsiasi sigla, evitando di parcellizzare l’eredità di Pino Rauti. Essa appartiene di diritto alla storia del nostro Paese e a chiunque continui a far vivere quelle idee nella società, nelle riviste, nelle piazze e nei movimenti, dimostrando che le grandi sintesi culturali superano – e supereranno sempre – le piccole barriere della politica contingente.
Nel centenario della nascita, bene ha fatto il circolo de “La Contea” ad invitare la figlia Isabella: sarò felice di esserci per salutarla affettuosamente e scambiarci un sorriso.
Sì, perché continuo a sentirmi ripetere la sciocchezza che noi rautiani fossimo poco inclini a sorridere. In realtà eravamo stati educati ad applicarci con serietà alla politica, ma avevamo tanta goliardia, eccome! Al matrimonio di Isabella ridevamo anche mentre cantavamo “Il domani appartiene a noi” e, in quella circostanza, vidi ridere e scherzare anche Pino Rauti. Una versione inedita: la mia ennesima fortuna.
Mimmo De Mattia
già componente del Comitato Centrale del MSI

