Divorziare in Italia (dicono) sembra essere diventato più semplice grazie alla riforma Cartabia. Una riforma che ha introdotto un rito unico per le controversie familiari, rendendo i procedimenti più rapidi e omogenei. La separazione e il divorzio possono essere addirittura gestiti in maniera digitale, con un questionario guidato e documenti pronti in 48 ore.
Questo, probabilmente accade in Italia ad esclusione però di quel vero e proprio letamaio burocratico che in alcune province campane, nella fattispecie quelle di Napoli e Caserta, l’alta concentrazione di lavativi e nullafacenti che affollano gli uffici pubblici sta facendo registrare il fatidico “punto di non ritorno”.
Il caso di Vincenzo Di Mattia, un pensionato di origini frattesi, residente nel comune di Sessa Aurunca vive oramai da più di un anno, rimpallato da un comune all’altro, un’odissea senza fine. Nonostante il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere gli abbia riconosciuto nel settembre del 2025 lo status di “divorziato”, fra disagi annunciati, elezioni in corso, mancanza di personale e scarsa propensione ai doveri, il signor Di Mattia “resta coniugato”.
Questo inspiegabile ritardo, al quale una impettita funzionaria del comunali di Frattamaggiore ha cercato di dare giustificazioni fra le più fantasiose e disparate, sta creando notevoli disagi, anche di carattere economico all’oramai esasperato pensionato, il quale da mesi aveva finanche cercato di risolvere la problematica rivolgendosi prima ad un ex consigliere comunale, il quale, a causa delle nuove restrizioni che la nuova amministrazione “Casabella” ha introdotto, sembra non sia neppure riuscito ad accedere nella casa comunale a causa proprio della pregiudiziale dello status di “ex consigliere”. In un secondo momento, il pensionato, cercò un altra soluzione.
Puntando sull’appartenenza del medesimo schieramento politico (non si sa mai, avrà pensato) come intermediario fu scelto un noto penalista frattese, l’avvocato F.C. al quale una dirigente rassicurò, per altro, l’avvenuta comunicazione al comune di Sessa Aurunca dello stato civile del Di Mattia, da coniugato a divorziato. Ebbene, dopo mesi, si è palesato il più classico dei “nulla di fatto”, quando tutto avrebbe potuto risolversi col semplice invio di una PEC (Posta Elettronica Certificata).
A distanza di altri quattro mesi, oggi si scopre che quella semplice PEC non solo non è mai arrivata al comune di Sessa Aurunca, ma non sarebbe mai stata spedita dagli “indaffarati” dipendenti del comune di Frattamaggiore nonostante le rassicurazioni.
Per la cronaca: La vicenda è diventata oggetto in queste ore, di denuncia alle Autorità Giudiziarie, con la speranza che almeno queste non restino anch’esse imbrigliate fra carenza di personale, disattenzioni, lassismo e più che improbabili “deviazioni di posta nello spam”.
