Un albero per ogni neonato: l’obbligo tradito a Frattamaggiore dal 1992 a oggi Trentaquattro anni di silenzio verde: ecco perché nel comune campano non è mai stata piantata una pianta per i nuovi nati, tra cementificazione e la storica assenza di un censimento del patrimonio arboreo urbano.

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FRATTAMAGGIORE – Una legge nazionale nata per celebrare la vita e contrastare il cambiamento climatico, rimasta però lettera morta per oltre tre decenni. Dal 1992, l’Italia impone ai comuni l’obbligo di mettere a dimora un albero per ogni nuovo nato o minore adottato residente. Una norma che a Frattamaggiore, comune dell’hinterland napoletano con oltre 28.000 abitanti, non ha mai trovato una reale applicazione. Dal giorno della sua introduzione a oggi, il contatore degli alberi piantati per i neonati frattesi è rimasto fermo a zero.
Ma perché una città così popolosa ha ignorato per trentaquattro anni un preciso dovere legislativo?
Le motivazioni affondano le radici in una gestione del territorio che per decenni ha privilegiato il mattone a scapito della natura. Frattamaggiore soffre storicamente di un’altissima densità abitativa e di una cronica carenza di spazi pubblici idonei alla forestazione. Le passate amministrazioni hanno più volte giustificato l’inadempienza sollevando l’impossibilità oggettiva di trovare terreni comunali da destinare a tale scopo. A questo si è aggiunta la totale assenza di strumenti urbanistici di monitoraggio: senza un censimento del verde, pianificare nuove piantumazioni è stato a lungo considerato un obiettivo secondario.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: intere generazioni di cittadini sono cresciute in un contesto urbano fortemente cementificato, private di quel “polmone verde” che la legge del 1992 fissa come un diritto comunitario e ambientale.
La situazione, tuttavia, è arrivata a una svolta decisiva grazie alle iniziative intraprese dall’amministrazione guidata dal sindaco Marco Antonio Del Prete. È stata proprio l’amministrazione Del Prete a dare il via al cambio di rotta, sbloccando i fondi per il primo censimento fitostatico completo del patrimonio arboreo cittadino, gestito dagli uffici tecnici del settore Ambiente e Verde Pubblico per mappare finalmente lo stato di salute delle piante esistenti.
Subito dopo questo passo fondamentale, nell’ottobre del 2026, l’azione istituzionale si è consolidata con il progetto “Cresciamo insieme a Frattamaggiore”. La proposta, nata su iniziativa politica del consigliere comunale Antonio Lamberti, ha ricevuto il via libera ufficiale con l’approvazione da parte delle Commissioni consiliari dell’amministrazione 2026, ponendosi l’obiettivo di sanare una volta per tutte questo storico debito con l’ambiente.
Il piano prevede l’individuazione di nuove aree, come la zona periferica di via Sandro Pertini, da trasformare in parchi e aree di forestazione urbana. Ma di quali alberi si tratta concretamente? In linea con le normative sul paesaggio della Regione Campania, che fornirà gratuitamente gli esemplari dai propri vivai forestali, verranno utilizzate esclusivamente specie arboree autoctone.
Il nuovo ecosistema urbano vedrà la piantumazione di grandi alberi d’ombra come il leccio – la quercia sempreverde più resistente allo smog cittadino –, il carrubo, l’acero campestre e il bagolaro, storicamente noto come “spaccasassi” per le sue radici forti e ideale per le alberature stradali. Per le aree più protette o adiacenti alle scuole, il progetto prevede invece l’inserimento di specie ornamentali e arbusti tipici della macchia mediterranea, tra cui l’Albero di Giuda, celebre per la sua intensa fioritura rosa primaverile, l’alloro e il corbezzolo.
Resta ora da vedere se le promesse e i progetti formali approvati nel 2026 si trasformeranno finalmente in realtà, restituendo a Frattamaggiore gli alberi che per trentaquattro anni le sono stati negati.
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