Cardito ha parlato, e la sua voce è un tuono che scuote le fondamenta di un potere consolidato. La vittoria di Nunzio Raucci a nuovo sindaco non è solo un cambio della guardia; è un atto di insurrezione democratica, un’epopea politica che nel calcio definiremmo una vittoria ‘di corto muso’. Un trionfo che arriva per un soffio, per quell’incollatura che nel gergo ippico e calcistico segna la differenza tra l’ordinario e l’eroico, tra chi resta a terra e chi incide il proprio nome nella leggenda locale. È una vittoria che entrerà negli annali come una delle più straordinarie manifestazioni di validità politica, non solo per il risultato, ma per il muro di potere che ha dovuto abbattere.
Aver sconfitto l’ammiraglia Grimaldi, con il vessillo dei 13 anni di regno di Cirillo (il sindaco uscente e vicesindaco della Città Metropolitana), sostenuto da decine di assessori, dieci consiglieri comunali e un apparato burocratico schierato apertamente, non è politica: è l’equivalente di una muraglia abbattuta a colpi di piccone. Nunzio Raucci ha raccolto più voti della sua stessa coalizione, a testimonianza che la sua figura ha saputo unire al di là delle sigle. Non ha ottenuto la maggioranza dei seggi per un’incollatura, otto a otto, ma il suo voto vale. La governabilità è assicurata, come una nave che affronta la tempesta con un timoniere fermo, da tre pilastri.
Il primo è l’interesse della comunità: chi oserà sabotare l’amministrazione Raucci sarà additato come fomentatore del disordine, nemico della città che ha chiesto il cambiamento. Il secondo è l’opportunità politica: lo stesso ex sindaco Cirillo, oggi all’opposizione, sa che la caduta di Raucci e del Consiglio significherebbe anche la perdita della sua preziosa poltrona di vicesindaco di Città Metropolitana. La stabilità di Raucci è la sua polizza assicurativa. E forse c’è un terzo motivo: se si tornasse al voto, in condizioni mutate, Nunzio Raucci vincerebbe di nuovo, con ancor più forza. Le fondamenta del suo successo sono state posate sulla prima, già materializzata promessa: il rinnovo totale della classe dirigente.
Il nuovo Consiglio Comunale è un’esplosione di novità, gioventù, competenza ed esperienza. Quattro esordienti brillano tra gli otto eletti, a partire dal successo strepitoso del dott. Ferdinando Fusco, risultato il primo della coalizione di Raucci con ben 718 voti. Insieme a lui, entrano i giovani Davide Vaccaro, Lia Monaco e Campanile. E accanto a loro, un mix di esperienza e visione strategica: De Simone Orlando, decisivo nell’abbracciare il progetto Raucci-Barra; l’avv. Franco Castaldo, vicepresidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli Nord; l’avv. Setola e l’avv. Aprovidolo. Cardito ha scelto l’innovazione senza rinnegare la competenza amministrativa.
Non si può narrare questa vittoria storica senza volgere lo sguardo all’ideatore e costruttore del progetto: il consigliere regionale Peppe Barra. Il “Deus ex machina” di questa svolta, l’uomo che non ha mai inteso questa competizione come una sfida a Cirillo, ma come una visione per il futuro della città. Barra ha tessuto alleanze, si è caricato la campagna elettorale sulle spalle, ha fatto crescere una generazione di giovani con la lista “Barra al centro”, e con una strategia magistrale è riuscito persino ad arginare la forza elettorale del rivale nella sua roccaforte di Carditello. La sua leadership esce da questa battaglia non solo fortificata, ma centralizzata nel panorama politico metropolitano e regionale. Barra ha dimostrato di essere più forte di qualsiasi esercito di politici accorsi per sostenere Grimaldi. La sua capacità di vedere lontano e la sua attitudine alla battaglia lo rendono il vero vincitore strategico.
Dall’altro lato, in casa dell’ing. Grimaldi, si leccano le ferite con dati che gridano l’anomalia. Il candidato sindaco ha preso meno voti delle sue liste, non ha trscinato, come molti consiglieri eletti e candidati non eletti lamentano in queste ore. Tra i voti del Pd che hanno fatto vincere le liste su quelle di Raucci, spiccano i 400 voti di una candidata incandidabile, un vulnus democratico mascherato dalla furba decisione di non ritirarla, profittando dei suoi voti senza che potesse entrare in Consiglio. Il Pd si appresta a una riflessione dolorosa, una lista fatta per esaltare Cirillo che ha sfavorito i tesserati. Clamorosa, ma non tanto per chi lo conosce, è l’uscita di scena di Bova, apparso teso negli ultimi giorni. L’attacco ai giovani è stata una caduta di stile. E persino con l’esclusione della De Stefano, non entrerà in Consiglio. Cirillo è riuscito a portare dentro quattro fedelissimi su otto, lasciando a casa Bova Crispino che aveva pure la velleità di fare il candidato sindaco.
E che dire del Movimento 5 Stelle? Un altro sbattimento inutile, il fanatismo sfrenato della campagna elettorale che lascia il posto all’ennesima figuraccia. Sono stati, come sempre, “gli utili idioti” di leniniana memoria, che hanno fatto vincere le liste di Grimaldi, per poi rimanere fuori. Avrebbero potuto avere dignità e un ruolo se avessero proseguito la loro strada da soli; invece, attratti dal potere, sono saliti sul carro di Cirillo e hanno perso tutto. Ora hanno 5 lunghi anni per smaltire quel fanatismo e quel livore, magari a testa bassa, proprio come l’improbabile lista “a testa alta” che esce proprio a testa bassa dalla competizione, come si sapeva fin dall’inizio. Sconfitte tutte quelle figure buffonesche che si sono affacciate sulla scena, convinti della vittoria, soloni di competenze non dimostrate, candidate fotomodelle “tutto filtro e niente cervello”, insultatori livorosi contro i giovani e contro Raucci.
Il popolo ha vinto, il popolo ha scelto. Cardito vede una nuova alba.
